Storia

Gustavo Adolfo II: il re che fece della Svezia una potenza continentale

Un sovrano riformatore, innovatore della tattica e grande stratega

In più occasioni abbiamo incontrato la famosa Guerra dei Trent’Anni (1618-1648), uno dei conflitti più devastanti nella storia d’Europa, nata come disputa tra cattolici e protestanti dell’Impero (quello degli Asburgo, ossia quello che formalmente era il Sacro Romano Impero), ma che poi divenne una contesa per stabilire i rapporti di forza e le egemonie tra le nazioni del vecchio continente. In questo conteso si inserì la figura di un monarca che è poi passato alla storia come uno dei più abili e valenti condottieri di sempre, ossia Gustavo Adolfo II, il re che trasformò la Svezia nella potenza dominante nel Baltico ed una delle prime in Europa.

 

Gustavo Adolfo nacque il 19 dicembre del 1594, figlio del futuro Carlo IX di Svezia e di sua moglie Cristina; la sua educazione fu di carattere spiccatamente militare e a soli sedici anni ebbe il suo primo comando, quando l’esercito svedese si scontrò con quello danese. Il 30 ottobre del 1611, alla morte del padre, divenne re di Svezia col nome di Gustavo Adolfo II. Il momento era estremamente delicato, sia per la guerra che vedeva la Svezia impegnata contro Polonia, Danimarca e Russia, sia per le tensioni tra il trono e la nobiltà svedese. Ma il giovane sovrano diede fin da subito un’impronta riformatrice alla sua politica, abolendo molte pratiche di epoca medievale, promuovendo lo sviluppo dell’università di Uppsala, e dando un forte impulso all’economia nazionale sia agricola che mineraria.

 

Ma fu nelle questioni militari che Gustavo Adolfo diede il meglio di sé: stabilì una leva obbligatoria ventennale per tutti gli svedesi, impose una disciplina ferrea e migliorò il sistema di approvvigionamento e la logistica; curò particolarmente l’addestramento, riformò la gerarchia e la suddivisione dei reparti. Ridusse poi i calibri dei cannoni a soli tre, in maniera da portare al minimo le difficoltà nell’approvvigionamento delle munizioni, spinse al massimo la coordinazione dell’artiglieria con la cavalleria e la fanteria; organizzò poi le fila dei soldati armati di moschetti in maniera che mentre una fila sparava l’altra ricaricava, al fine di realizzare un fuoco continuo che risulterà micidiale sul campo di battaglia.

 

Tra il 1621 ed il 1629 il sovrano fu impegnato in una lunga guerra con la Polonia, con la quale arrivò poi ad una tregua quando la Svezia fu chiamata in causa nella Guerra dei Trent’Anni. Fu la Francia ad insistere per l’intervento svedese, dato che le armate imperiali stavano mettendo in crisi l’esercito francese di Richelieu, per cui l’intervento svedese direttamente sul continente avrebbe dato un po’ di respiro all’esercito francese. Va notato che la Francia era una delle maggiori potenze cattoliche dell’epoca, per cui l’alleanza con la protestante Svezia può sembrare innaturale; ma per i francesi le mire egemoniche dell’imperatore rappresentavano un pericolo che andava ben oltre la questione religiosa. Gustavo Adolfo però non aveva certo intenzione di impegnarsi in un conflitto di tali proporzioni solo per portare aiuto alla Francia; il sovrano svedese intuì che i principi tedeschi di fede protestante avrebbero accolto con favore l’intervento di un re decisamente anticattolico, data l’avversione che essi avevano nei confronti dell’imperatore Ferdinando II d’Asburgo, convinto cattolico, il quale aveva promulgato l’Editto di Restituzione (1629), ossia il provvedimento col quale i principi protestanti avrebbero dovuto restituire alla Chiesa Cattolica i beni secolarizzati dopo il 1552.   

 

Il sovrano svedese attuò fin da subito una strategia decisamente offensiva, portando il suo esercito in Pomerania (sulla costa meridionale del mar Baltico, tra Polonia e Germania); era il 6 luglio del 1630. Dopo una pausa imposta dalla stagione invernale, le operazioni militari ripresero in aprile e Gustavo Adolfo conseguì brillanti vittorie sugli imperiali arrivando ad occupare Monaco e Magonza. Ma la battaglia decisiva fu a Lützen, dove Gustavo Adolfo trovò gloriosa morte in combattimento il 16 novembre del 1632, mentre era alla testa della sua cavalleria. Per la cronaca, l’esito della battaglia tra svedesi ad imperiali fu incerto, anche se alcuni individuano una effimera vittoria svedese.

 

Per celebrare la gloria del defunto re, che aveva reso grande la Svezia, il parlamento svedese decise di attribuirgli il soprannome di “Il Grande”, prima ed unica volta nella storia della monarchia scandinava. Il corpo di Gustavo Adolfo II il Grande fu sepolto ben diciotto mesi dopo la morte, dato che la consorte, Maria Eleonora, volle che la sepoltura avvenisse quando anche lei fosse passata a miglior vita, dimodoché i due corpi potessero essere seppelliti insieme. La successione passò alla figlia di Gustavo Adolfo, quella che diverrà regina col nome di Cristina di Svezia.

 

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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