Storia

Pirro: un personaggio storico che ha dato origine ad un modo di dire

La vicenda storica del condottiero che vinceva le battaglie ma perdeva le guerre

Molti modi di dire divenuti comuni nella lingua parlata di oggi traggono origine da eventi della storia, o da espressioni usate da personaggi storici, e uno dei più conosciuti è senz’altro quello della “vittoria di Pirro”. Questa espressione è una delle più utilizzate tra quelle che hanno avuto origine da un personaggio storico ma, a ben vedere, pochissimi sanno chi sia stato Pirro e per quale motivo lo si nomini quando ci si riferisce ad una vittoria discutibile. Conosciamo dunque questo personaggio e gli eventi che lo legano a questo modo di dire.

Pirro fu il re dell’Epiro, una regione corrispondente grossomodo al sud all’attuale Albania, e sembra che fosse lontano parente di Alessandro Magno. Nel 281 a.C. Taranto, città allora della Magna Grecia (ovvero l’area dell’estremo meridione d’Italia colonizzata dai greci), stava per subire l’attacco di Roma, che si stava espandendo nella penisola apprestandosi a divenirene potenza egemone. Taranto chiese aiuto a Pirro, il quale accolse la richiesta ed intraprese una campagna militare con l’intenzione di fermare l’espansionismo romano e di creare una propria zona d’influenza nel sud Italia. Il sovrano dell’Epiro sbarcò nella penisola con una forza di 20.000 fanti, 3.000 cavalieri e 2.000 arcieri (sembra anche con una ventina di elefanti, ma la cosa non è dimostrata), battendo i romani (18.000 fanti e 2.500 cavalieri) nella battaglia di Eraclea (oggi in provincia di Matera); la vittoria non fu però decisiva e i romani erano ben lungi dall’essere battuti. Passato quindi in Puglia, Pirro si scontrò nuovamente con i romani nel 279 a.C. nella battaglia di Ascoli Satriano (nell’attuale provincia di Foggia), ma subì perdite talmente elevate che dovette rinunciare all’iniziativa e ritirarsi in Sicilia; pare che alla fine dello scontro disse “un’altra vittoria così e sarò perduto!”. E da qui il famoso detto, che si riferisce proprio a quelle situazioni in cui si consegue una vittoria senza incamerare un reale successo.

Dopo le varie vittorie parziali conseguite contro i romani, Pirro decise di accogliere la richiesta delle città siciliane della Magna Grecia di muover guerra ai cartaginesi, che allora occupavano buona parte della Sicilia. Dopo due anni passati sull’isola collezionando vittorie senza riuscire a piegare i cartaginesi, nel 275 a.C. decise di ritornare sul continente, dove si scontrò ancora una volta con i suoi vecchi nemici romani, i quali gli inflissero una dura sconfitta nella battaglia di Maleventum (che fu poi ribattezzata in Beneventum). A questo punto Pirro decise di abbandonare l’impresa italica, fare ritorno in patria e cercare miglior fortuna con un’altra impresa militare tentando di conquistare la Macedonia. E anche questa volta ottenne una vittoria che rimase tale solo sulla carta, dato che non fu in grado di gestirla e dovette abbandonare la sua conquista. Nel 272 a.C. cerco allora di prendere Sparta ma fu sconfitto dopo un lungo assedio. Pirro si imbarcò allora nell’ultima delle sue imprese, inserendosi nelle dispute interne della città greca di Argo. Riuscito ad entrare nottetempo in città, fu colpito alla testa da una tegola lanciatagli da una vecchietta affacciata alla finestra della propria casa, per cui cadde da cavallo stordito. Un soldato nemico gli si avvento contro e, credendolo morto, gli stacco la testa per portarla al suo comandante; in pratica al re dell’Epiro fu tagliata la testa da vivo.

Pirro fu, a detta di molti, un grande capo militare, secondo alcuni addirittura secondo solo ad Alessandro magno tra i condottieri dell’antichità. Ma il re dell’Epiro soffriva di una endemica incapacità di trarre vantaggio dalle vittorie conseguite, cosa che lo portò a fallire puntualmente tutte le campagne militari in cui si imbarcò, pur conseguendo quasi sempre delle brillanti vittorie in battaglia. E proprio questa sua caratteristica di perdere le guerre quando in realtà fu spesso vincitore sul campo, ha fatto sì che ancora oggi, a ventitré secoli di distanza dagli avvenimenti che lo videro protagonista, si usi ancora l’espressione in cui compare colui che fu l’inconcludente re dell’Epiro, quello appunto della “vittoria di Pirro”.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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