La "Sophia"

L’anticonformista: il nemico del sistema o un genio di cuore?

Quando anticonformismo e conformismo si incontrano, dando vita a una profonda comprensione

Oggi voglio riflettere insieme a voi sull’anticonformismo, un aspetto che ho osservato molto e che questa settimana si è nuovamente presentato attraverso la visione del film “Patch Adams” con Robin Williams.

Il film ovviamente lo consiglio a chi non lo avesse visto ma quello che voglio condividere con voi è la mia riflessione su questo aspetto che in maniera più o meno sviluppata abita in ognuno di noi.

L’anticonformista è spesso visto come qualcuno che si oppone al sistema e che tende a vivere una vita al di fuori da ciò che fanno gli altri. Questo è vero ma credo che sia importante differenziare chi ha un problema generale con ciò che lo circonda e chi invece intende dare delle soluzioni alternative, visioni nuove e aiutare gli altri.

C’è infatti un lato dell’anticonformista che lo rende assolutamente unico ma che se non gestito con la dovuta attenzione può ben presto trasformarsi in un atteggiamento ribelle e far sì che la maggior parte di noi veda gli anticonformisti come dei ribelli in totale disequilibrio.

È anche questo il motivo per cui molto spesso quando qualcuno tende ad avere un’opinione diversa da noi e dalla maggioranza viene immediatamente definito un ribelle che non vuole adeguarsi a ciò che è ritenuto giusto.

Analizziamo alcune caratteristiche volte a far comprendere che siamo sempre circondati da anticonformisti e che questo aspetto forse si trova proprio anche dentro di noi. L’anticonformista è quello che in un modo o in un altro stupisce sempre gli altri attraverso le sue domande dirette, spesso è scomodo perché laddove gli altri si tengono le proprie considerazioni personali lui dice il suo pensiero andando chiaramente contro l’idea della distanza personale. Spesso gli anticonformisti si esprimono nell’arte anche perché sono capaci di rappresentare la loro visione attraverso le sculture più strane che nessun altro riuscirebbe a fare.  All’anticonformista è possibile dire qualsiasi cosa, anche la più strana al mondo, perché laddove qualcun altro si scandalizzerebbe a lui sembra tutto normale. Perché questo? Per l’anticonformista l’essere umano è pieno di problemi difficili da risolvere e dunque anche la cosa più strana o assurda al mondo per lui ha un senso perché si trova proprio dentro la complessità interiore dell’essere umano. L’anticonformista non sempre chiede il permesso per fare una cosa (anzi forse mai), se proviamo a spiegargli quello che risiede dietro “la richiesta del permesso”, prima di prendere una cosa, lui si stupisce non comprendendone la natura. Inoltre, gli dà anche un leggero fastidio e lo vede come un rimprovero. Ma c’è una cosa che rende un anticonformista assolutamente unico: l’estrema empatia e l’amore di aiutare sempre il prossimo.

È incredibile, e per qualcuno sembrerà un paradosso, ma nessuno vuole aiutare il prossimo quanto un anticonformista. Questo lato lo rende da una parte unico ma dall’altra, se non ottiene il successo in questa missione, può trasformarsi in una ribellione verso il mondo, il sistema e l’umanità.

Ci sono persone che un tempo avevano grandi sogni, intenti nobili e che erano pronti per mettersi in gioco e lasciare un segno nella storia ma che oggi vedono il mondo come una minaccia, in mano ai potenti e dove l’unica via di uscita è quella di ritirarsi dalla società il più possibile.

Molto probabilmente quelle persone un tempo erano degli anticonformisti con grandi potenziali.

L’anticonformismo è un aspetto che scegliamo di sviluppare nella nostra personalità in base al compito che intendiamo svolgere su questa terra. Ci sono persone che hanno maggiormente sviluppato questo lato perché hanno la capacità di affrontare le enormi sfide che questo modo di essere porta con sé.

Perché parlo di sfide?

Dico sfide perché credo che non sia semplice portare visioni nuove e diverse da ciò che è già stato costruito. Al contrario ci sono anche persone che per crescere ed evolvere hanno invece necessità di fare esperienza in ciò che è già stato costruito e il cui compito non è quello di portare innovazione ma comprendere il loro modo di essere e di vivere attraverso gli ambienti e sistemi che esistono già. Non è un compito semplice neanche quello perché comporta un continuo studio, ascolto e analisi di ciò che si sperimenta fino ad arrivare al momento in cui bisogna prendere la scelta che non tutto ciò che esiste già va bene per noi.

Insomma, tutti siamo importanti sia che sfruttiamo i modelli di vita che sono stati costruiti da altri sia che ci impegniamo a costruire nuovi modelli di crescita.

Il problema sorge quando crediamo che i modi diversi di camminare sulla terra non possono collaborare tra loro.

L’anticonformista non è sempre semplice da comprendere e spesso è troppo pungente ma a volte è anche la paura dall’altra parte di aprirsi a qualcosa di differente che non permettere un punto di incontro.

Chi ha ragione quindi?

La domanda non è chi ha ragione. Il nostro bisogno di avere un’unica via per camminare sulla terra annulla spesso potenziali collaborazioni e sostegni che potrebbero nascere.

Ma come può nascere una collaborazione e un aiuto reciproco?

Essi nascono nel momento in cui entrambe le parti hanno compreso il valore che il loro modo di camminare può portare. La collaborazione con ciò che è diverso da noi può nascere solo nel momento in cui abbiamo trovato le risposte a determinate domande dentro di noi.

Perché tutti i giorni mi alzo e faccio ciò che faccio? Che senso ha veramente? Perché ritengo giusto che altri esseri umani possano sperimentare il mio modo di vivere? Cosa mi piace di ciò che ho scelto? Perché credo che sia un buon modo di vivere, una buona strada? Perché vivo così come vivo?

Sembrano delle banali domande ma oggi lottiamo tra conformisti e ribelli perché non ci impegniamo seriamente a rispondere a queste domande. Anziché andare a fondo in ciò che scegliamo ogni giorno quando ci svegliamo ce la prendiamo con chi è diverso, con chi vive diversamente.

Questo vale sia per l’anticonformista sia per il conformista.

Nella foto vedete due anelli: quello a destra è una tipica costruzione di un anticonformista mentre quello a sinistra è molto più placato e tipico da gioielleria.

Per molto tempo li ho osservati con diffidenza. Da che parte sto? Oggi Ii porto entrambi in base a ciò che devo fare.

Porto entrambi come simbolo di unione di due modi di camminare differenti ma che nel mezzo del percorso possono incontrarsi e dare vita a una convivenza meravigliosa sulla terra.

Non è sempre semplice comprendere entrambi i punti di vista ma credo che senza la curiosità d’imparare non possiamo veramente conoscere noi stessi e il nostro cammino.

Sophia Molitor

Seguimi anche durante i giorni prima dell’articolo settimanale su lasophia_lavoce

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