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Andrea Vesalio: un anatomista che ha rivoluzionato la storia della medicina

Non più affermazioni teoriche, ma osservazione diretta sui corpi umani dissezionati

Quando si pensa alle immagini anatomiche, la mente porta alle tavole di Leonardo da Vinci, con le tipiche figure che abbiamo visto su qualche libro o in qualche trasmissione televisiva dedicata al genio vinciano. Pochi sanno però che c’è stato un altro personaggio del passato che ha impresso su tavole disegnate le proprie indagini riguardo la struttura del corpo umano, uno che lo ha fatto con estrema cognizione di causa essendo un medico di professione: Andrea Vesalio.

Il suo nome era Andreas van Wesel (Andrea Vesalio è la forma italianizzata), nato a Bruxelles il 31 dicembre del 1514 da una famiglia di medici per tradizione. Venendo da famiglia benestante, ebbe un’istruzione di altissimo livello, studiando presso la prestigiosa università di Lovanio e successivamente a Parigi. La sua statura intellettuale era elevatissima, tanto che arrivò a parlare perfettamente diverse lingue tra le quali il greco, l’ebraico, l’arabo, e naturalmente il latino, a quel tempo lingua professionale di tutte le discipline scientifiche. Nel periodo dei suoi studi universitari però comincio a mostrare una certa insoddisfazione su come l’anatomia, la disciplina che più lo interessava e lo affascinava, venisse insegnata: un cattedratico esponeva agli studenti i principi di anatomia di Galeno, mentre un cerusico (termine spregiativo con cui allora si indicavano coloro che praticavano le dissezioni dei cadaveri, così come gli interventi sui malati) praticava la dissezione del corpo posto al centro del teatro anatomico. Vesalio riteneva invece essenziale per un medico conoscere l’anatomia praticando in prima persona le dissezioni, e fin da studente di medicina cominciò a confutare molte delle tesi di Galeno.

A quei tempi la figura di Galeno, medico dell’antichità vissuto tra il secondo ed il terzo secolo dopo Cristo, era considerata quasi sacra nell’ambiente della medicina, e nessuno avrebbe mai osato metterne in discussione i principi. Galeno non aveva mai dissezionato un corpo umano, ma aveva praticato dissezioni solo su cadaveri di scimmie, e le sue affermazioni in fatto di anatomia erano semplicemente basate sul paragone tra uomo e animale, venendo così a creare una anatomia umana che non aveva alcun riscontro pratico, e una medicina fatta di dogmi e assiomi intrisi di filosofia ed affermazioni puramente teoriche. Vesalio rifiutava i dogmi di Galeno, considerava errate molte delle sue affermazioni, e creò una scienza anatomica basata sulle sue conclusioni derivanti dalla dissezione di cadaveri umani. Tanto per fare un esempio, Vesalio rilevò come l’affermazione di Galeno secondo cui i nervi sono internamente cavi fosse del tutto sbagliata.

Divenendo presto un medico di fama entrò al servizio dell’imperatore Carlo V, e cominciò a lavorare alla sua opera, il De Humani Corporis Fabrica, un trattato di anatomia in cui le osservazioni fatte direttamente sui cadaveri venivano riportate su tavole anatomiche, per la cui realizzazione Vesalio si avvalse del lavoro di un artista allievo di Tiziano. Le sue idee rivoluzionarie e il successo che cominciò ad ottenere, gli attirarono addosso l’odio dei suoi colleghi dell’ambiente accademico, tradizionalmente conservatore e refrattario ad ogni innovazione.

A questo punto, siamo nel 1564, Vesalio decise di intraprendere un pellegrinaggio in Terra Santa. Le ragioni che lo spinsero a questa decisione sono oggetto di discussione: secondo alcuni la cosa gli fu imposta da Filippo II, erede di Carlo V, per stemperare la tensione venutasi a creare attorno al nostro medico anticonformista; secondo altri, il viaggio fu semplicemente una scusa per andarsene lontano e lasciarsi alle spalle un ambiente ostile che lo indisponeva e lo amareggiava. Altri ancora affermano che Vesalio si fosse allontanato per essere entrato nelle mire dell’Inquisizione dopo aver eseguito la dissezione del corpo di un uomo che si credeva morto, ma il cui cuore batteva ancora quando il torace fu aperto. L’ipotesi appare inverosimile, anche perché non esistono documenti su alcun processo inquisitorio a carico di Vesalio, e quella della sua condanna da parte dell’Inquisizione è una teoria priva di fondamento. 

Dal suo pellegrinaggio Vesalio non fece più ritorno, dato che una febbre lo colse durante il viaggio; fu sbarcato sull’isola di Zante, dove morì il 15 ottobre del 1564.

I suoi nemici ne approfittarono per riprendere il controllo della situazione, ma l’impronta data da Vesalio col suo nuovo approccio allo studio dell’anatomia aveva lasciato un segno indelebile: ora il corpo umano non era più studiato sulla base delle considerazioni puramente teoriche di un prestigioso medico dell’antichità, ma era oggetto di indagine attraverso la diretta osservazione dei corpi dissezionati; e da lì in poi, generazioni di studenti di medicina studieranno l’anatomia umana sulle tavole anatomiche di Andrea Vesalio.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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