Storia

Uguccione della Faggiola: il capitano ghibellino che impressionò Dante

Il grande condottiero italiano che mise a tacere la potente Firenze

L’Italia di epoca medievale e rinascimentale ha dato all’Europa capitani di ventura e condottieri che hanno fatto scuola nell’arte della guerra; vedremo con questo articolo uno dei più grandi condottieri di parte ghibellina, valente comandante di eserciti nella lotta che vide scontrarsi i comuni italiani in epoca tardo medievale.

Uguccione della Faggiola (o Faggiuola) nacque nel 1250 a Casteldieci (oggi in provincia di Rimini), e fu signore di Arezzo dal 1295; fu vicario di Genova tra il 1311 ed il 1312 e nel 1313 divenne signore di Pisa, in quella Toscana che più di ogni altra regione vedeva divampare la lotta tra sostenitori del papato (i guelfi) e sostenitori dell’impero (i ghibellini).

La fama di grande condottiero di Uguccione iniziò quando questi fu al comando dell’esercito della fazione guelfa nella battaglia di Montecatini, il 29 agosto del 1315; qui il nostro protagonista comandava gli eserciti ghibellini di Pisa e Lucca contro la coalizione guelfa di Firenze, Prato, Siena, Arezzo, Volterra e San Gimignano. Le forze in campo vedevano una netta sproporzione a svantaggio dell’esercito di Uguccione, ossia 30.000 fanti e 3.000 cavalieri contro ben 60.000 fanti e 5.800 cavalieri di Firenze ed i suoi alleati; ma il capitano ghibellino seppe far buon uso degli 800 cavalieri mercenari tedeschi inviatigli dall’imperatore Enrico IV. Il nostro condottiero fu anche aiutato dalla sufficienza dimostrata dai suoi nemici i quali, ben consci dell’enorme vantaggio di cui godevano in termini di rapporto di forze, sottovalutarono l’esercito di Uguccione, il quale riuscì quindi ad ottenere un’inaspettata quanto schiacciante vittoria, cosa che gli valse quella meritata fama che ne fece uno dei più grandi, rispettati e temuti capi militari del suo tempo. 

La battaglia iniziò quando il nostro condottiero decise di attaccare fin da subito con il meglio delle sue forze contro la parte più debole dello schieramento nemico; in breve le truppe guelfe furono travolte e, una volta scompaginatene le file, i pisano-lucchesi li inseguirono per ben venti chilometri, massacrandoli senza pietà. Secondo Machiavelli caddero 300 pisano-lucchesi e ben 10.000 tra fiorentini e loro alleati, uccisi soprattutto durante l’inseguimento. Tra i caduti di parte ghibellina vi fu anche Francesco della Faggiola, figlio di Uguccione. In questa battaglia il vice di Uguccione era quel Castruccio Castracani che sarà un altro dei grandi capitani italiani, il quale ebbe un ruolo determinante nel concepire la tattica che permise all’esercito ghibellino di conseguire quell’insperata vittoria.

L’esito della battaglia di Montecatini ebbe conseguenze enormi sul piano politico, dato che molte delle città alleate di Firenze abbandonarono la schieramento di appartenenza per chiedere la pace ai pisani; dopo la batosta subita, i fiorentini furono portati a più miti consigli, e per un bel pezzo Firenze perse il ruolo di città egemone sulla regione.

Le fortune di Uguccione in terra Toscana finirono però ben presto, dato che le enormi imposte che egli esigeva per far fronte alle spese militari, unitamente ai suoi modi autoritari, lo resero inviso alla popolazione pisana, tanto che fu cacciato dalla città e dovette trovare rifugio presso Cangrande della Scala signore di Verona; siamo nel 1316. Uguccione fu nominato dal suo nuovo signore podestà di Vicenza, ruolo col quale guidò la guerra contro Padova e Brescia.

Uguccione della Faggiola morì il 1° di novembre del 1319, probabilmente per la malaria contratta mentre combatteva nelle zone paludose attorno a Padova; le sue spoglie furono portate a Verona dove furono tumulate nella chiesa di Sant’Anastasia.

Uguccione fu un personaggio di massimo rilievo nell’Italia del suo tempo, tanto che Dante gli dedicherà dei versi dell’Inferno; qui il Sommo Poeta parla di un Veltro (un cane ben addestrato, probabilmente un levriero), che arriverà per la salvezza e la pacificazione d’Italia. Molti commentatori dissentono da questa tesi, ritenendo che Dante si riferisse ad una generica azione riformatrice, senza alludere ad un personaggio particolare. Il fatto però che si prenda in considerazione che il Poeta si potesse riferire alla figura di Uguccione per un opera di tale importanza per l’Italia tutta, rende l’idea di quanto marcata fosse la fama di cui godeva questo grande condottiero.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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