Storia

Ciro Menotti: il martirio del patriota italiano vittima di un voltafaccia

Il martire risorgimentale che Garibaldi ricordò dandone il nome al suo primogenito

Il Risorgimento italiano, particolarmente nella sua componente rivoluzionaria, fu costellato di episodi che videro il sacrificio di uomini immolatisi sulla forca o davanti al plotone di esecuzione; spesso la cattura di questi personaggi era conseguenza del fallimento di moti popolari, ma vi fu un caso in cui la vittima venne catturata e condannata a morte in seguito ad un vile tradimento, operato non da compagni di lotta ma da un principe che tradì la fiducia di chi aveva creduto alla sua parola. Il martire in questione portava il nome di Ciro Menotti.

Vediamo innanzitutto il conteso storico in cui si consumò la tragedia.

L’anno è il 1831, conclusivo di quel biennio ’30-31′ che vide l’Europa infiammarsi e dare vita a moti di stampo rivoluzionario. La scintilla partì dalla Francia, dove il sovrano salito al trono, Carlo X, era intenzionato a ripristinare una monarchia che richiamava quella assoluta dei suoi predecessori; difatti, molti dei provvedimenti del nuovo sovrano francese erano a favore delle classi nobiliare ed ecclesiastica, a tutto discapito del popolo e di quella classe borghese che ormai da decenni aveva assunto un ruolo primario nella vita francese ed europea. Il 26 luglio del 1830 fu varato un pacchetto di provvedimenti che sancivano la fine della libertà di stampa, lo scioglimento della camera dei deputati, la restrizione del diritto di voto ai soli detentori di rendita fondiaria (ovvero clero e nobiltà), e via di questo passo. La misura fu colma e, memori delle passate esperienze, i francesi diedero vita ad una rivoluzione che dopo tre giorni di manifestazioni e scontri di piazza portò alla deposizione di Carlo X e all’ascesa al trono di Luigi Filippo d’Orléans. A seguire, altri stati europei, ciascuno per motivi specifici, fu colto dallo spirito di ribellione dando vita ad una vera e propria ondata rivoluzionaria: il Belgio che anelava all’indipendenza dall’Olanda, la Polonia che desiderava sganciarsi dalla “tutela” russa, e l’Italia, ovviamente non ancora unita, dove il sentimento di nazionalità cominciava però a farsi strada nelle coscienze, trovando una via di attuazione attraverso le iniziative del movimento della Carboneria. Veniamo quindi al protagonista della nostra storia e vediamo come le sue vicende si inseriscono in questo quadro.

Ciro Menotti, nato a Carpi il 22 gennaio del 1798 da famiglia borghese, era membro della Carboneria alla quale aderì col proposito di liberare il Ducato di Modena dalla dominazione austriaca, e con esso l’Italia che sognava potesse divenire unita. Il piccolo ducato era allora retto da un principe della casa d’Asburgo, ovvero Francesco IV d’Asburgo-Este. Ma al duca il piccolo stato su cui regnava stava un po’ stretto, per cui cominciò ad interessarsi ai movimenti rivoluzionari che agitavano l’Italia, nella speranza di poterli sfruttare a proprio vantaggio; Menotti, sapendo di tale interesse, prese contatti col duca.

Fu così che agli inizi del 1831 il nostro patriota, convinto di avere il sostegno del duca di Modena, organizzò una sollevazione di stampo anti-austriaco, e il 3 febbraio riunì nella propria abitazione un gruppo di quaranta congiurati, armati e pronti a dare fuoco alle polveri. Ma Francesco IV aveva nel frattempo stabilito che i moti rivoluzionari non facevano al caso suo, ragione per cui decise di voltare faccia, dando ordine alla polizia di circondare la casa di Menotti e arrestare i congiurati. Molti di questi riuscirono a fuggire, ma altri furono catturati, tra cui il nostro protagonista.

Nel frattempo moti di ribellione erano scoppiati un po’ in tutta l’Emilia-Romagna: il 5 febbraio Bologna, Ferrara, Forlì, Ravenna, Ancona, Perugia, Parma e Modena si dichiararono indipendenti dallo Stato della Chiesa, istituendo una repubblica che prese il nome di Provincie Unite Italiane (l’intervento delle truppe austriache rimise poi ordine in quei territori, soffocando definitivamente la rivoluzione nell’aprile di quello stesso anno, dando parecchio da lavorare al boia); il duca di Modena decise quindi di partire per Mantova portandosi dietro il prigioniero. Sedate le rivolte, Francesco IV fece ritorno a Modena e con lui Menotti in catene; dopo un processo sommario, Ciro Menotti venne condannato a morte e impiccato insieme ad altri suoi compagni il 26 maggio del 1831 all’età di trentatré anni.

I moti del ’31 in Italia furono un fallimento e vennero facilmente stroncati dalla polizia e dalla soldataglia austriaca; ma quei moti, finiti male e repressi nel sangue, non furono sterili. In quel tragico 1831 il fuoco rivoluzionario fu spento, ma sotto le braci covava un focolaio che sarebbe divampato nuovamente nel 1848, quando tutta l’Italia si incendiò: cominciati a Palermo, i moti si propagarono a Milano con le indimenticabili Cinque Giornate, portarono la guerra regia dei Savoia sui campi di battaglia della Lombardia e del Veneto, Venezia scrisse pagine di gloria lottando contro l’occupante austriaco, e a Roma prese vita la repubblica rivoluzionaria per la quale caddero uomini come Luciano Manara e Goffredo Mameli.

In ultimo, a riprova di quanto il martirio di Ciro Menotti fosse stato tratto ad esempio per la generazione di italiani che si batterono per la causa, ricordiamo che Giuseppe Garibaldi battezzò il suo primogenito Domenico Menotti Garibaldi, in onore di quel patriota che per un vile voltafaccia subì il martirio nel nome della libertà e dell’indipendenza d’Italia. 

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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