Storia

Spartaco, lo schiavo ribelle che stava per piegare la potenza di Roma

L’incredibile vicenda di un’armata ribelle che mise in crisi l’esercito romano

Spartaco (Spartacus secondo la denominazione latina), è un personaggio reso famoso dall’incredibile impresa che lo stava portando, a capo di un’armata di ribelli sotto il suo comando, a sconfiggere Roma, quella Roma che di li a poco avrebbe vissuto il trionfo di Cesare e avrebbe visto Ottaviano divenire primo imperatore.

Spartaco era un trace, cioè proveniva da una regione, la Tracia appunto, che corrispondeva a quella che oggi è la Turchia europea e parte della Bulgaria; era un pastore e data la sua condizione di miseria, decise di arruolarsi nell’esercito romano. Dopo alcuni anni, date le durissime condizioni di vita alle quali era sottoposto, decise di fuggire; venne però catturato ed in quanto disertore ridotto in schiavitù. Data la sua prestanza fisica, Spartaco fu notato da Lentulo Batiato, un organizzatore di spettacoli per il circo di Capua, per cui il nostro disertore trace divenne un gladiatore, battendosi ferocemente contro altri gladiatori e contro belve feroci per il divertimento dell’aristocrazia romana. Ma la sua insofferenza alle pessime condizioni di vita, nonché allo sfruttamento al quale era sottoposto, lo portò a fuggire anche da qui, trascinandosi dietro però anche altri duecento gladiatori; il gruppo si diresse fino ai piedi del Vesuvio, da dove nel 73 a.C. inflissero la prima sconfitta all’esercito romano inviato a reprimere la ribellione. 

Il Senato di Roma gli inviò contro altre legioni, guidate dai due pretori Gaio Claudio Glabro (alla guida di 4.000 fanti) e poi da Publio Varinio (altri 3.000 fanti): i ribelli (ormai divenuti un’armata di svariate migliaia di individui affluiti dalle campagne circostanti) data la loro esperienza bellica e l’abilità acquisita nel combattimento dopo anni di servizio come gladiatori, ebbero la meglio sia su una che sull’altra spedizione, impadronendosi delle armi e cavalli dei romani. Questa vittoria fu di grande importanza per i ribelli, dato che come conseguenza molti altri schiavi e molti contadini e pastori poveri della zona decisero di aderire alla rivolta andando ad ingrossare le fila dell’armata ribelle. 

Spartaco condusse i ribelli verso il sud della penisola, continuando ad aumentare il numero di quello che era divenuto un vero e proprio esercito che si aggirava attorno alle 100.000 unità, grazie al continuo afflusso di bande di ribelli che si opponevano all’autorità di Roma. Spartaco giunse quindi in Lucania, ma a questo punto le autorità romane cominciarono a preoccuparsi, per cui mandarono contro Spartaco Marco Licinio Crasso, il miglior condottiero che Roma avesse in quel momento, con ben otto legioni, ma anch’egli fu sconfitto. Nell’inverno tra il 72 ed il 71 a.C. però, mossero contro Spartaco forze preponderanti: Pompeo rientrò appositamente dalla Spagna, mentre dalla macedonia arrivò Marco Lucinio Lucullo. In Lucania, presso il fiume Sele, si svolse la battaglia finale: 60.000 schiavi ribelli furono uccisi, mentre quelli presi prigionieri, circa 6.000, furono tutti crocefissi sulla via Appia (la strada che portava da Capua a Roma) per ordine di Crasso. Il corpo di Spartaco non fu mai trovato. 

L’iniziale successo militare di Spartaco va attribuito al fatto che durante la militanza nelle fila dell’esercito romano, egli apprese l’arte della guerra e il modo di guidare sul campo un’armata, ma alla fine non poté reggere il confronto con l’esercito regolare romano, anche perché il suo di esercito era formato da gente poco avvezza alla disciplina e i dissidi tra i suoi furono un fattore determinante per la definitiva sconfitta dell’armata ribelle.Alla fine Spartaco fu si sconfitto (anche a causa delle continue defezioni degli ex schiavi galli e germani che desideravano tornare alle loro terre di origine), ma i romani faticarono e non poco per stroncare la ribellione guidata dallo schiavo venuto dalla Tracia, e questo grazie alle sue qualità come comandante e alle intuizioni strategiche che lo portarono a cercare appoggio nelle popolazioni locali dei territori attraversati, fino a veder crescere le fila della sua armata a tal punto di trovarsi a comandare un esercito. E su quell’esercito, sugli uomini che comandava, Spartaco aveva un vero e propri ascendente, venutosi a creare grazie alle attenzioni che aveva verso di  loro, facendo in modo che ciascuno di loro vedesse nell’altro un compagno con quale era affratellato nella lotta per liberarsi dalla schiavitù a dall’oppressione romana. 

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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