Storia

Amerigo Vespucci: il grande esploratore italiano detentore di molti primati

Un grande navigatore la cui vicenda suscita però qualche dubbio

Durante l’epoca delle grandi scoperte geografiche gli esploratori italiani hanno certamente giocato un ruolo da protagonisti, e tra questi il più noto è ovviamente Cristoforo Colombo, lo scopritore dell’America (almeno per quanto riguarda gli europei, dato che l’America degli abitanti li aveva già). Forse un po’ meno noto è colui che all’America ha dato il nome, quell’Amerigo Vespucci sulle cui vicende, e questo senz’altro pochi lo sanno, vi sono molte luci ma anche qualche ombra. Vediamo allora la vita e i viaggi di questo navigatore italiano.

Amerigo Vespucci nacque a Firenze il 18 marzo del 1454, terzogenito del notaio fiorentino Anastasio e della nobildonna Lisa Montevarchi; nel 1489 si trasferì a Siviglia come responsabile di una filiale del Banco de’ Medici, dove conobbe Cristoforo Colombo, e poco dopo decise di imbarcarsi per una spedizione verso il Nuovo Mondo dando inizio alla sua carriera di esploratore.

Il primo viaggio di Vespucci verso quella che diverrà l’America fu nel 1497, in una missione esplorativa con il cartografo Juan de la Cosa, al comando da Juan Dìaz de Solis. La missione fu fortemente voluta dal re di Spagna Ferdinando II d’Aragona, il quale era desideroso di conoscere la reale distanza tra le isole scoperte da Colombo e la terraferma, così da avere una visione più precisa della geografia delle nuove terre. Le navi approdarono presso quella che oggi è la Colombia, per poi giungere nella laguna di Maracaibo, dove Vespucci notò come le abitazioni degli indigeni fossero costruite su dei pali piantati nell’acqua del mare, cosa che gli ricordò Venezia; ed è quindi a lui che si deve il nome di quello che oggi è per noi il Venezuela. Dopodiché la spedizione fece ritorno in Europa navigando tra la Florida e Cuba, dimostrando quindi che quest’ultima era in realtà un’isola.

Il secondo viaggio fu nel 1499, in una spedizione questa volta guidata da Alonso de Hojeda, ed anche qui il buon Vespucci si guadagnò un primato. Difatti nelle sue lettere il navigatore italiano parla di due fiumi le cui acque rendevano dolce l’acqua del mare, e questi non potevano che essere le due parti principali che costituiscono il Rio delle Amazzoni nel punto in cui il fiume si immette nell’Oceano Atlantico. Vespucci fu quindi il primo ad individuare l’estuario del fiume più lungo del mondo. E come se non bastasse, durante questo viaggio il nostro navigatore individuò per primo le stelle che in seguito verranno denominate La Croce del Sud (che in realtà erano già note a greci e romani, ma ai tempi non si consideravano come costellazione a sé stante, ma parte di quella del Centauro).

Il terzo viaggio di Vespucci fu nel 1501, questa volta sotto le insegne della corona portoghese, al comando di  Gonçalo Coelho. La spedizione fece tappa presso le isole di Capo Verde, dove incontrò le navi dell’esploratore portoghese Pedro Álvares Cabral di ritorno dalle Indie, occasione durante la quale Vespucci conobbe un certo Gaspar da Gama il quale gli descrisse i luoghi, la fauna e le popolazioni dell’India. Confrontando queste informazioni con quelle da lui raccolte durante le precedenti esplorazioni delle terre del Nuovo Mondo, il nostro navigatore cominciò a convincersi che tali territori non potevano far parte dell’Asia, ma dovevano costituire un nuovo continente della cui esistenza l’Europa aveva sino ad allora ignorato l’esistenza. La spedizione riprese il viaggio e il 1° gennaio del 1502 entrò in una baia che fu nominata Rio de Janeiro, per poi spingersi quasi in prossimità dello stretto che diciotto anni più tardi verrà scoperto da Ferdinando Magellano (quasi quasi Vespucci si stava aggiudicando un altro primato…). Comunque, tanto per non smentirsi, in questa occasione Vespucci scoprì le stelle che poi verranno battezzate come Alfa Centauri e Beta Centauri, allora non visibili alle latitudini mediterranee (anche qui va precisato che queste stelle erano conosciute dagli antichi greci, ma divennero invisibili alle latitudini mediterranee nei secoli successivi a causa della processione degli equinozi, ossia il fenomeno che fa cambiare l’orientamento dell’asse di rotazione della Terra rispetto alle stelle fisse).

Il quarto ed ultimo viaggio di Vespucci avvenne nel 1503, sempre sotto le bandiere portoghesi, ma senza scoperte particolarmente rilevanti dal punto di vista geografico. Ma niente paura, anche questa volta il nostro buon esploratore non poteva tornare a casa a mani vuote; giusto per gradire, in questa occasione inventò un nuovo metodo per individuare la longitudine basandosi sulla tecnica della distanza lunare. 

Amerigo Vespucci morì di malaria a Siviglia il 22 febbraio del 1512 senza lasciare discendenza.

Veniamo ora alla questione del nome America, in onore del grande esploratore italiano. A dare il nome al continente americano furono due cartografi tedeschi vissuti proprio all’epoca di Vespucci, tali Martin Waldseemüller e Matthias Ringmann, i quali renderanno merito a Vespucci di essere stato il primo ad intuire che le nuove terre scoperte non erano le propaggini occidentali dell’Asia, ma un nuovo continente a sé stante.

Una carriera quindi costellata di successi quella di Amerigo Vespucci, ma riguardo le ombre di cui abbiamo accennato in apertura dell’articolo? Bene, in realtà la figura di Vespucci desta delle controversie tra gli storici, dato che alcuni di essi mettono in dubbio l’autenticità delle lettere sulla base delle quali è stata ricostruita la sua vicenda di esploratore, essendovi tra esse delle incongruenze, ed alcuni si spingono ad affermare che l’esploratore italiano abbia in realtà contraffatto gli scritti originali di esploratori suoi contemporanei; altri addirittura arrivano ad affermare che non tutti i viaggi (particolarmente il primo ed il quarto) descritti da Vespucci siano realmente avvenuti.

Comunque sia resta l’intuizione, la fondamentale intuizione di Vespucci, quella riguardante il fatto che le nuove terre scoperte erano un vero e proprio nuovo continente; quindi, se Colombo fu l’autore della scoperta del Nuovo Mondo, a Vespucci va il merito di averne compresa la reale portata.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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