Storia

Dalla rivolta fiscale alla lotta armata: inizia la Rivoluzione Americana

La tenacia degli insorti mette in scacco lo strapotere militare britannico

Quando pensiamo alla nascita degli Stati Uniti d’America, ci vengono subito in mente le immagini cinematografiche che hanno raccontato la lotta impari dei coloni americani, male armati e peggio equipaggiati, contro il moderno e potente esercito inglese; tutto vero, almeno per la prima parte del conflitto.

I coloni però non iniziarono da subito la lotta armata contro il dominio britannico, ma si limitarono a chiedere l’autonomia dal governo di Londra, soprattutto per ragioni di ordine fiscale; e fu l’atteggiamento rigido e intransigente del governo e della corona britannica a spingere i sudditi d’oltre mare del sovrano inglese verso l’aperta ribellione.

In realtà la lotta dei coloni americani per sottrarsi al pesante dominio britannico era cominciata nel luglio del 1754, quando riuniti ad Albany avevano richiesto alle autorità di Londra di poter istituire un governo autonomo, rimanendo comunque sotto la corona britannica; la proposta fu respinta dato che gli inglesi non avevano alcuna intenzione di perdere il controllo diretto delle colonie nord americane e soprattutto di lasciarsi sfuggire i consistenti introiti fiscali che da lì finivano nelle casse del governo di Sua Maestà. La questione fu sospesa durante la Guerra dei Sette Anni (1756-1763), che vide il confronto tra l’Inghilterra e la Francia per il dominio del Nord America; in questo frangente le colonie inglesi furono al fianco della madrepatria per scacciare in francesi dal continente. Conclusasi vittoriosamente la guerra però, i dissidi tra le colonie e il governo inglese si ripresentarono, aggravati dalle dure imposizioni fiscali del governo di Londra. Nel 1765 fu imposta una tassa sul bollo, lo Stamp Act, su tutti i documenti commerciali e giudiziari nelle colonie d’America; i coloni reagirono con un boicottaggio mercantile tanto efficace che i danni arrecati all’erario inglese spinsero le autorità di Londra a ritirare il provvedimento. Arriviamo poi al fatidico 1773, quando in risposta alla famosa tassa sul tè imposta dagli inglesi, il Tea Act, i coloni assalirano la prima nave carica di questa merce che approdò nel porto di Boston, gettandone in mare il carico. A quest’atto di ribellione fece seguito il Congresso di Philadelphia, durante il quale i coloni americani dichiararono i propri diritti rispetto al governo e alla corona britannica; a questo punto, dato l’atteggiamento autoritario del governo di Londra, il confronto armato divenne inevitabile.

All’inizio la lotta fu impari, trattandosi dello scontro tra un moderno ed efficiente esercito europeo contro un’armata popolare fatta di “soldati” privi di addestramento e di esperienza; gli inglesi però, operarono secondo i canoni della guerra per come la si combatteva in Europa, occupando i nodi delle vie commerciali e distruggendo i grossi agglomerati urbani del nemico. Ma i coloni erano pionieri abituati ad una vita di sussitenza, che acquistavano dall’estero solo i pochi beni che non riuscivano a produrre da sé, per cui la strategia inglese non riuscì a soffocare le capacità di resistenza dei ribelli, i quali riuscirono a mettere in seria difficoltà le truppe di Sua Maestà Britannica con le efficacissime tattiche della guerriglia.

Il primo scontro fu nell’aprile del 1775 a Lexington, un sobborgo di Boston, che vide i coloni vincere causando gravi perdite ai britannici; il successivo scontro di Bunker Hill, sempre nei dintroni di Boston, fu una sconfitta per i ribelli, ma le perdite che questi causarono ai britannici furono tali (nello scontro gli inglesi persero più della metà egli effettivi) che la battaglia assunse per i coloni i caratteri di una vittoria: pochi coloni privi di addestramento e di una vera tattica militare avevano impartito due lezioni al potente esercito inglese. La successiva presa del forte di Ticonderoga permise ai coloni di disporre di un certo numero di cannoni, che furono sapientemente usai per colpire Boston in maniera tanto efficace da costringere gli inglesi ad evacuare la città; l’artefice di questa brillante vittoria era colui che era stato designato al comando dell’armata dei coloni, un ricco proprietario terriero della Virginia di nome George Washington.

E così si arrivò al famoso 4 luglio del 1776, quando il Congresso approvò la Dichiarazione di Indipendenza la quale, oltre ad affermare il diritto per tutti gli uomini di ricercare la libertà e la felicità, dichiarava anche la fine dell’autorità britannica sulle colonie americane.

Ora però la guerra entrava nella sua fase più cruciale: i britannici stavano ricevendo consistenti rinforzi dal Canada e le azioni di guerriglia portate avanti da pochi, per quanto coeraggiosi ed abili volontari rivoluzionari, non erano più suffcienti; il prestigio e la forza di un comandante capace e carsimatico come Washington erano riusciti fino ad allora a tenere insieme quella raccogliticcia armata rivoluzionaria, portandola a conseguire importanti vittorie su un nemico che però ora cominciava a fare sul serio.

Marco Ammendola 

Mostra Altro

Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

Articoli Correlati

Back to top button