Cronaca

Il “modello italiano”: penultimi in economia, primi per morti.

Pietro Furlan: queste sono le ragioni.

Come si evince dal grafico, con lapalissiana evidenza, i paesi che hanno adottato le misure più restrittive tra lockdown e mascherine all’aperto (Italia, Argentina, UK e Francia) sono quelli in cui tuttavia è avvenuto il maggior numero di decessi e che hanno anche pagato il prezzo più alto in termini di recessione economica. In questa funesta classifica l’Italia, o meglio il “modello italiano” tanto elogiato dall’ex premier Conte e, a suo dire, considerato esemplare anche dall’OMS, spicca per essere il peggiore in assoluto in Europa. Siamo i primi al mondo per decessi in rapporto al numero di abitanti e secondi solo all’Argentina come danni all’economia. La stragrande maggioranza dei paesi dell’occidente e dei più industrializzati come ad esempio USA, Russia, Brasile, Giappone e Corea del Sud sono in condizioni molto migliori su entrambi i fronti.

Ma come può un lockdown generalizzato causare più morti in una pandemia rispetto a misure meno restrittive? La spiegazione è quella fornita più volte da Anders Tegnell in Svezia e dagli epidemiologi di Taiwan, Giappone e Corea del Sud, tutti paesi che hanno evitato il lockdown generalizzato riuscendo a salvare molte più vite umane in rapporto alla popolazione degli altri paesi. Un motivo sta proprio alla base dei principi dell’epidemiologia. Se infatti un virus risulta letale solo su una parte della popolazione, in questo caso su persone molto anziane affette da malattie pregresse, più circola il virus tra le persone non a rischio e più si crea una immunità di gruppo (o di gregge) in grado di proteggere le persone più a rischio. Se invece si rallenta in modo indiscriminato la circolazione del virus, aumenta la probabilità che tra chi viene contagiato ci sia chi risulta più a rischio di perdere la vita.

Inoltre, come recentemente riportato da un importante studio dell’Università di Stanford e confermato anche dal noto statistico britannico William M. Briggs, la politica dei blocchi, delle misure estreme di confinamento, delle chiusure indiscriminate e dei coprifuochi, in altri termini dello stato di auto-assedio, non solo si rivela scarsamente efficace nel contrastare il virus, ma provoca anche devastanti effetti collaterali alla salute prima ancora che in ambito economico. Durante il lockdown, infatti, non si arresta il contagio, al contrario si contribuisce ad aggravarlo poiché le interazioni tra le persone vengono inevitabilmente concentrate in tempi minori. Del resto, scrive Briggs, i blocchi altro non sono che “raduni forzati” – i famigerati assembramenti -, in cui ai cittadini è concesso uscire dalle proprie abitazioni per svolgere attività considerate essenziali, come fare solo certi tipi di acquisti in alcuni negozi specifici e in determinate fasce orarie. Proprio queste situazioni, sempre secondo Briggs, potrebbero ovviamente trasformarsi facilmente in focolai in quanto collettori, o “punti di raccolta”.

Questo spiega perché i quattro paesi che hanno adottato i lockdown indiscriminati e più severi, UK, Italia, Argentina e Francia sono anche quelli che a quasi un anno dall’inizio dell’epidemia risultano con il maggior numero di morti in rapporto alla popolazione. Dunque, le misure draconiane di contenimento del virus hanno dimostrato e si stanno ancora dimostrando impietosamente inadeguate. In Italia il numero di contagi ha avuto il suo apice lo scorso 13 novembre (oltre 40mila), appena qualche settimana dopo le nuove chiusure di ottobre, mentre il picco dei decessi è stato registrato il 3 dicembre, con 993 morti. È evidente come l’andamento della curva epidemica sia indipendentemente dalle restrizioni. Impostare una strategia puramente finalizzata al contenimento dei contagi è quindi sostanzialmente utile ed efficace come svuotare un lago con un secchiello. Il fatto che concentrare spazi e tempi delle relazioni sia un fattore di aumento dei contagi, tuttavia, era evidente anche senza alcun grafico. Bastava semplicemente il buon senso, ma tant’è che in un’epoca col maggior tasso di alfabetizzazione e col maggior grado di scolarizzazione nella storia, l’ovvietà sembra quasi sfuggire, dimostrandosi così scontata da sembrare persino troppo ineffabile, eterea e inconsistente per costituire la premessa di una valida e solida tesi scientifica, in un mondo così intriso, così ebbro di scientismo.

Pietro Furlan

Grafico: Rapporto tra PIL e mortalità per Covid nel 2020

(Fonti FMI – OMS, elaborazione EFGAM)

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Redazione La Voce

Quotidiano d'informazione e cultura nazionale ed internazionale, fondato nel 2014

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