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Il femminismo e il femminile sacro

Mi sono chiesta più volte nella vita quale fosse la reale differenza tra un uomo e una donna. Quale fosse il raggio che essi dovessero portare sulla terra. La risposta è arrivata, come spesso mi accade, attraverso l’esempio e le parole dei grandi Maestri Autentici nella storia e, in questo caso, nella loro incarnazione femminile, due figure storiche come Maria, la madre di Gesù e Maria Maddalena, definita “l’apostolo degli apostoli”, una delle discepole predilette dal Cristo.

Ho potuto notare in entrambe, grazie agli scritti di un altro grande Maestro Esseno autentico, Olivier Manitara, una grandezza d’animo spiccata, una personalità fuori dal comune, una forza interiore incredibile, e una capacità di mettersi al servizio del “maschile”. Con questo intendo dire che entrambe hanno compreso che per poter aiutare la Luce, avrebbero dovuto mettersi al servizio del principio divino che risiedeva nel maschile, e l’hanno fatto.  Maria ha compreso che suo figlio Gesù era in realtà suo Padre, il principio divino del Padre e che per aiutarlo come Madre del mondo avrebbe dovuto servirlo nel senso più alto del termine. Intendo dire che l’accezione non deve essere confusa con quella che ci è stata installata dal mondo occidentale, quel servire vuol dire elevare il maschile, portarlo verso l’alto. Il maschile ed il femminile hanno bisogno l’uno dell’altro per elevarsi e Maria conscia di questo ruolo ha “servito” ciò che di divino risiedeva in suo figlio Gesù, facendo un attento e profondo lavoro di trasformazione interiore su di sé.

Anche Maria Maddalena, la Donna-Cristo, come la stessa Maria, la Madre di Gesù, ha attuato questa profonda trasformazione in sé. Era un essere di una grande bellezza, di una profonda purezza, di una volontà di ferro, dinamica, creativa, di grande carisma. Si potrebbe definire un precursore della lotta dei diritti delle donne. Era un essere libero, gioioso, tanto da essere definita “la ragazza della gioia”, sapeva impregnare di gioia ogni essere, sapeva digerire le situazioni, le difficoltà. Il suo fuoco interiore per il divino, le ha permesso di prendere il mondo nel suo cuore, di nutrire Gesù, di proteggerlo e di dargli le condizioni affinché potesse raggiare su tutta la terra.  Decise di prendersi cura della Luce, di nutrirla tanto da incarnare la Madre Divina in sé e fece tutto questo concentrandosi su Gesù, nutrendo il lato divino in lui, occupandosi di lui materialmente, pulendogli le vesti con amore, tramite antichi riti e conoscenze per togliere ciò che lo preoccupava e lo appesantiva. Poneva le sue mani al sole per mezz’ora e poi gli preparava dei pasti intrisi d’amore e dell’energia solare divina, benedendo gli alimenti che poi avrebbero nutrito il corpo del Figlio del Sole.

Era al suo servizio, al servizio di Dio. Gesù aveva il peso del mondo su di sé e lei glielo alleggeriva, lo trasformava con grande maestria, permettendogli di compiere la sua missione sulla terra per il bene dell’intera umanità. Il compito di Maria Maddalena era di “partorire” e quindi realizzare le parole di Gesù, di concretizzarle; ciò è potuto avvenire unicamente tramite una profonda trasformazione di sé, delle sue imperfezioni.

Sull’esempio di queste grandi Maestre la donna deve incarnare le virtù angeliche più profumate, più dolci, più divine, il principio femminile più puro. E come? Tramite ad una profonda trasformazione di sé, una profonda osservazione di sé nel quotidiano, un’analisi dei propri comportamenti, delle proprie parole, delle proprie azioni, tramite una profonda trasformazione delle proprie imperfezioni, delle proprie contro virtù per far fluire dalle proprie labbra nettare puro, miele, dolcezza, amore, maternità, tramite il partorire pensieri e azioni conformi ad una Madre che non vuol far altro che proteggere il suo bambino. Quanto è disarmante tutto questo, quanto è meravigliosamente degno di un femminile sacro, elevato, guarito, un femminile capace e responsabile, in grado, tramite il suo mantello di dolcezza, di poter fermare la forza distruttrice e violenta che risiede nella figura maschile. Capace di fermare le guerre e portare finalmente l’uomo per mano e condurlo come un Re, nobilitarlo, far sbocciare in lui lo spirito di un vero Cavaliere. Quanto potere potrebbero avere le donne. Un potere non inteso come dominio, ma un potere guaritore della società in tutti i suoi settori e a tutti i livelli. Non a caso la donna ha una grande capacità di educare ma non deve cadere nella subdola trappola di voler assomigliare all’uomo, di cadere nella violenza, nella prevaricazione, nell’orgoglio, nella rabbia, perché è proprio in quel momento che svilisce il principio femminile e quello maschile, che non ha più la capacità di elevarsi e di conseguenza l’acqua delle relazioni dell’intera umanità si ammala.  

La donna può essere una porta, dalla quale possano passare tutti gli esseri, la porta della nuova umanità. Non parlo di superiorità del maschile sul femminile o viceversa ma di un’armonia d’insieme, di un mutuo sostegno, di un cammino regale di un Re e di una Regina che si prendono per mano per salire sul trono divino. Come potrebbe la donna elevarsi se compisse le stesse azioni dell’uomo, se reagisse come lui, se lo imitasse! La donna deve riprendere la propria femminilità sacra, entrare di nuovo in contatto con la Madre, con la Natura e con tutti i suoi figli. La donna deve continuamente partorire, ma non intendo fisicamente, ma nella dolcezza del pensiero, della parola e degli atti. Solo allora, il maschile potrà avvicinarsi a lei e guarire. La separazione porta distonia, guerra, distruzione. Ed è proprio dall’unione perfetta tra il maschile ed il femminile che incomincia il cambiamento e la guarigione dell’intera umanità.

Articolo scritto da:

Barbara Frattini

Sacerdotessa Essena, Ierogrammata, discepola del Maestro Esseno Olivier Manitara.

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Redazione La Voce

Quotidiano d'informazione e cultura nazionale ed internazionale, fondato nel 2014

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