La "Sophia"

Castel Vasio, il castello del benessere e della bellezza interiore

Il viaggio verso la mia guarigione in un luogo speciale

Tra poco vi presenterò Castel Vasio, ma prima voglio parlarvi di un mio ricordo. Durante la mia adolescenza, quando vivevo ancora nella casa famigliare tra le colline toscane, capitava spesso che durante le giornate di pioggia intensa, l’acqua penetrasse sino alla sala del soggiorno. Spesso mi trovavo insieme a mia madre con un secchiello in mano a raccogliere l’acqua davanti alla porta per evitare che entrasse in soggiorno.

Ricordo ancora la sensazione che provavo; entrambi i piedi immersi in acqua cercando il più veloce possibile di raccogliere l’acqua davanti alla porta. Più acqua cercavo di raccogliere più sembrava impossibile fermarla e nel mentre continuava a piovere.

Perché vi racconto questa parentesi?

Ho scelto questo ricordo perché rappresenta al meglio ciò che ho provato ultimamente e ciò che mi ha condotto al Castel Vasio, un magnifico luogo dove ho ritrovato e guarito una parte di me stessa. Avete presente quella sensazione dove tentate di dare il meglio di voi stessi nonostante sembri impossibile far andare le cose nel verso giusto? Un po’ come quel tentativo di tappare i buchi per evitare che l’acqua prenda il sopravvento e penetri in casa creando un grande caos.

In quei momenti, per quanto si cerchi di evitarlo, è bene togliere i tappi e permettere all’acqua di svolgere il suo compito, ovvero di penetrare nella vita creando quel caos che volevamo evitare. L’acqua oltre a creare inizialmente disordine porta via anche ciò che non funziona e pulisce in tal senso.

Sono convinta che la vita sia fatta di diverse tappe di guarigione e che per coloro, che si trovano nel cammino della consapevolezza di sé e della vita, arrivi prima o poi quel momento in cui si intraprende il viaggio della guarigione di sé. Quel tipo di viaggio non è una semplice vacanza e non ha nulla a che vedere con quella vacanza che le persone fanno durante il loro periodo di ferie. Si tratta di un vero e proprio viaggio interiore e di guarigione, un ritorno a sé stessi.

Ho tolto dunque i tappi e sono partita raggiungendo questa piccola reggia immersa nella vastità della natura del Trentino. Prima di arrivare al Castel Vasio ho fatto una tappa in Alto Adige dal mio carissimo amico e collega Martin, impegnato in uno dei suoi seminari di crescita interiore. Ho avuto così modo di lavorare su me stessa e su ciò che mi portavo dentro fino a quel momento, su quelle ondate di acqua che arrivavano durante tutto il viaggio.

Come ogni occasione in cui decidiamo di intraprendere un profondo lavoro su noi stessi, questo porta a tirare fuori sofferenza e a guardare laddove non riuscivamo a vedere chiaramente. E così è stato, quelle ore erano intense e pieni di vita e mi sentivo sempre più scossa con ogni momento che passava.

Ero contenta di ripartire e trovare finalmente pace per poter elaborare tutto quanto. E così riparto finalmente per raggiungere il castello, passavo da una curva all’altra circondata da panorami meravigliosi. Ad un certo punto arrivo in un piccolo paesino dove le persone sembravano vivere una vita parallela rispetto a ciò che stava accadendo nel mondo. Pensavo ormai di essere arrivata alla mia destinazione quando vedo il cartello “Castel Vasio” che indicava lungo una strada strettissima e che andava allontanandosi dal paese. Arrivo finalmente in fondo alla strada dove trovo delle vacche che mi accolgono con versi allegri e due cani. Ero esausta, confusa e con qualche ferita aperta.

Ho parcheggiato la macchina e ho trovato di fronte a me questo panorama:

Castel Vasio
Castel Vasio

Al mio arrivo ho trovato Riccardo, un signore dall’aspetto vissuto e rilassato che mi ha accolto con un caloroso e centrato “benvenuto” chiedendomi se volessi mangiare qualcosa. In quel momento sentivo una dissonanza con tutto, con la bellezza del panorama, la gentilezza di Riccardo e l’accoglienza del castello. Sembrava tutto troppo bello per ciò che mi portavo dentro io invece. Sentivo di voler scappare.

Sembrava un paradosso in quanto chiunque sarebbe voluto rimanere in quel panorama mozzafiato; eppure, io mi sentivo sola e con la voglia di andarmene e rifiutare la cena. Tuttavia, la consapevolezza prende sempre il sopravvento e sapevo che ero nel posto giusto al momento giusto e che ero lì per guarire una parte di me. Decisi di accogliere le mie sensazioni senza rifiutarle, in quanto la mia partenza aveva tirato fuori esattamente questo stato emotivo in cui ero avvolta.

Piansi a lungo accogliendo con dolcezza ciò che in quel momento era parte di me. Lentamente cominciai a sentire leggerezza e conforto. Era il mio momento pensai: ero io e il castello che mi ospitava, io e la natura meravigliosa intorno a me, la gentilezza di Riccardo era per me e la cena che voleva preparare era per me. Tutto questo era per me. Un’immensa gratitudine mi pervase e decisi di alzarmi e scendere per vedere se Riccardo volesse ancora preparare la cena. Era in cucina, stava cucinando e con la stessa tranquillità che emanava al mio arrivo mi disse: “Vieni ti preparo la tavola”.

La cena era deliziosa e con curiosità e piacere ascoltavo le storie di Riccardo, della sua vita passata, dei suoi animali che vivevano nei campi intorno al castello e del motivo per cui avevo restaurato quel posto. Ciò che mi stupiva di più era il suo profondo rispetto che emanava, era il rispetto ciò di cui avevo più bisogno in quel momento; in quanto, era necessario che io rispettassi il mio stato interiore. Infatti, era parte di me in quel momento e per lasciarlo andare era necessario rispettarlo e accoglierlo. Dopo la cena tornai nella mia camera. Ero grata e mi sentivo accolta.

La mattina il canto dei galli di Riccardo mi ha svegliata, io mi sentivo riposata. Ero decisa nel farmi qualche passeggiata nei dintorni del castello ed entrare maggiormente in connessione con la natura circostante. Nel piano di sotto Riccardo stava preparando la colazione e mi dette un allegro buongiorno. Parlammo ancora di altre storie e un po’ di me. Dopo la colazione mi avviai per uno dei sentieri intorno al castello.

“Sono al posto giusto” pensai. Iniziai a raccogliere l’ortica che cresceva qua e là per portarla a casa e creare uno dei miei prodotti per i miei capelli. Mentre passeggiavo mi era sempre più semplice apprezzare questo luogo e il viaggio che avevo intrapreso, ogni tanto mi fermavo per meditare su ciò che avevo mosso dentro di me durante il seminario di Martin. Mi riempivo sempre di più di chiarezza e di una sensazione di perdono per tutto ciò che avevo vissuto.

E così seguirono altri giorni di guarigione immersa nel castello che ospitava una profonda energia di benessere, accoglienza, rispetto, bellezza e perdono.

Il viaggio di guarigione fa parte della nostra vita.

Esso è parte di noi e arriva sempre nel momento giusto. Solitamente arriva quando ci sembra di non avere abbastanza energia per intraprendere un viaggio e allora sta a noi fare quell’ultimo sforzo per guarire, sta a noi amarci quando sembra impossibile.

Che questo viaggio di guarigione che ho condiviso con voi possa risuonare dentro di voi e spingere coloro, per cui è arrivato il momento, ad intraprendere il loro viaggio di guarigione. 

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Sophia Molitor

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