La "Sophia"

L’arte della fuga e il bisogno di ricominciare sempre

Quando la tendenza di scappare diventa un’abitudine pericolosa

Oggi voglio parlarvi di una tematica che è riaffiorata nell’ultimo periodo ma questa volta con una nuova consapevolezza. Si tratta della tendenza di scappare nella propria vita dalle situazioni scomode oppure semplicemente da ciò che riteniamo invivibile per noi stessi in quel momento. Per fare questo vi racconterò come sempre la mia personale esperienza ma prima voglio spiegare meglio cosa intendo con fuga.

Non tutte le persone hanno questa tendenza alla fuga e questo dipende da quanto siano radicate oppure no. Il radicamento è quel legame terreno che possiamo sentire direttamente sotto i nostri piedi. Il fatto di poter camminare con i piedi sulla terra ci porta inevitabilmente ad avere un legame speciale con la terra, il luogo in cui viviamo e dunque con la nostra vita.

Questo legame fa sì che appunto non è possibile andarsene dall’oggi al domani senza rompere prima quel legame. Possiamo dunque dire che i nostri piedi sono importantissimi e ci permettono in un certo senso di rimanere in vita. Pensate solo se non avessimo i piedi per poter camminare quanto saremmo meno legati alla vita in sé.

Nonostante questo radicamento naturale che tutti abbiamo ci sono persone che lo sono di più e altre che lo sono di meno. Questo perché essere più o meno radicati non dipende soltanto dai nostri piedi che creano un legame con la terra ma anche da molte altre situazioni che subentrano nella nostra esperienza di vita come il ruolo della famiglia, le nostre esperienze durante l’infanzia, le paure e anche chi nel profondo siamo come anima.

Cosa succede però all’interno di coloro che hanno una maggiore tendenza a scappare e spesso nei momenti più importanti della vita?

Per tanti anni nella mia vita ho fatto l’esperienza della fuga. Per molto tempo non mi accorgevo neanche di aver impostato tutta la mia vita a favore della fuga. Dico questo perché sono sempre stata convinta che questa mia capacità di andarmene in qualunque momento mi rendesse una persona libera; in realtà era la fuga a comandare la mia vita e a dirmi come dovevo viverla. Oggi sono consapevole del fatto che la libertà è una conquista che arriva attraverso il coraggio di restare ma non è sempre stato così.

Questo perché gran parte di questa tendenza alla fuga veniva mascherata dall’esperienza del viaggio. Credevo semplicemente di avere il piacere di viaggiare da sola. Tuttavia, il viaggio in sé rappresentava solo una piccola parte di questa tendenza che era diventata una vera e propria abitudine e stile di vita. Non solo nei miei viaggi spesso partivo da un giorno all’altro senza neanche scegliere consapevolmente il luogo e senza neanche prenotare il posto per dormire; ma anche tutta la mia vita quotidiana era impostata in modo tale da poter sempre partire dall’oggi al domani.

Era importantissimo per me riuscire a mettere tutta la mia vita dentro una macchina, in un’unica volta, quindi quando mi rendevo conto che per potermene andare non bastava più un unico viaggio e una sola macchina buttavo via parte delle mie cose. La mia casa era, quindi, quasi sempre vuota e fatta solo di cose essenziali per vivere. In un mondo in cui prevale l’eccesso si potrebbe dire che è una buona abitudine focalizzarsi sull’essenziale ma quello che voglio dire con la massima sincerità è che per me non era un focus posto sull’essenziale ma una paura di non poter scappare.

Pensare di prendere un asciugamano in più o una tenda per rendere più bella una casa, un tappeto o un qualsiasi oggetto di arredamento più grande di una mano era impensabile per me. Quando vedevo qualcosa che mi piaceva, il mio primo pensiero non era “mi piace lo prendo” ma piuttosto “se poi devo partire dove lo metto”.
Passavo molto tempo da sola e non solo quando viaggiavo ma anche nella mia vita di tutti i giorni vivevo molte esperienze in solitudine.

Spesso rifiutavo persino inviti e poi andavo da sola a vivere l’esperienza che potevo vivere in compagnia. Mi piaceva la sensazione che piaceva a tutti i solisti che incontravo lungo i miei viaggi ovvero quella di essere il leader di sé stessi, non avere obblighi né regole.

Il titolo dell’articolo parla di un’abitudine pericolosa, perché oggi la definisco così?

Scappare e andarsene dall’oggi al domani è un’azione che può far parte della nostra vita finché non abbiamo nulla di importante da fare, un vero obiettivo, finché non sappiamo veramente perché siamo nati e quale è il nostro compito di vita. Come ho spiegato sopra non parlo soltanto di una fuga che ti spinge a intraprendere un viaggio, fosse soltanto questo mi soffermerei a dire che viaggiare talvolta è importante, ma io intendo una fuga più profonda, quella fuga che non ti permette di essere radicato nella tua vita, di viverla in libertà come desideri ma dove ogni azione deve permetterti di poter andare via e ricominciare persino quando non ce né bisogno.

Parlo di quella abitudine pericolosa che non ti permette più di essere una persona in grado di concepire la vita per la sua bellezza ma di vederla come un mostro che ti corre dietro e che ti fa scappare. Non intendo quindi allontanare dall’esperienza del viaggio in quanto può essere un’esperienza veramente importante per la nostra vita ma quando quest’esperienza, come nel mio caso, diventa uno stile di vita è importante prendere coscienza, svegliarsi dalla distorsione e ricordare che siamo più utili e più importanti di un solo passaggio.

Spesso nella vita sono stata di passaggio e così facendo le persone non potevano neanche fare affidamento su di me e questo quando si istaurano dei rapporti non sempre è corretto. Non sempre è corretto lasciarsi tutto alle spalle, abbandonare un amico in difficoltà. I rapporti che arrivavo a istaurare, infatti, erano spesso rapporti fine a se stessi dove non permettevo mai di creare un vero legame di amicizia perché sapevo che sarei ripartita a breve. In questo modo molte cose che avrei potuto vivere non le ho vissute.

Questa fuga perenne alimentava in me anche la convinzione di non avere un posto nel mondo, di non essere veramente utile e anche di non avere niente di valoroso da offrire al mondo. Chi scappa infatti sviluppa una visione egoistica del mondo e della vita, tende a pensare soltanto al proprio benessere e valori come rimanere in momenti difficili, esserci per l’altro e assumersi la responsabilità nella vita sono dei valori inesistenti in chi è abituato a scappare.

Il paradosso che si arriva a vivere è proprio quello di essere da un lato coraggioso e dall’altro una persona intimorita e debole che difficilmente riesce a costruire qualcosa di serio nella vita che va oltre al proprio benessere. Per molto tempo infatti ero convinta di essere coraggiosa, forte e capace di stare in solitudine ma poi la vita mi ha insegnato che il coraggio non ha nulla a che fare con il mollarsi tutto alle spalle e ricominciare.

Anzi, se arrivi a dover mollare tutto significa che non sei riuscito a costruire niente e che sei in uno stato di disperazione. Spesso quando partivo per ricominciare, infatti, ero disperata, distrutta e senza una meta.

Inoltre, mi sono resa conto che abbracciando l’energia della fuga era impossibile costruire qualcosa di valore, di importante per sé stessi e per gli altri.

Ad un certo punto la vita mi ha fermata per insegnarmi che dovevo crescere, che non vi era nulla di coraggioso nell’andarsene in un momento di difficoltà, che ero come quella bambina che quando faceva cadere l’acqua anziché prendere un panno per asciugarla e ottenere il risultato che nessuno se ne accorgesse correva via con il risultato di far anche arrabbiare qualcuno.

Cosa voglio dire quindi?

Oggi per me posso dire che quando avvii qualcosa di importante per te stesso è irresponsabile scappare e distruggere ciò che hai costruito soltanto perché hai paura di restare e costruire qualcosa veramente. È interessante vedere infatti che nel momento in cui ho smesso di lavorare per avviare dei progetti che non solo portavano beneficio o guadagno a me stessa ma miglioravano la vita anche agli altri ho smesso anche di sentire il bisogno di puntare la cartina e partire dall’oggi al domani.

Oggi ho ancora dei momenti in cui affiorano le mie paure e vado quasi a fare le valigie ma ad oggi scelgo di combattere, di restare e di scoprire quanta forza vi è nel raggiungere qualcosa, non in solitudine, ma insieme agli altri.

Il fatto di non essere ancora completamente radicata fa sì che incontri ancora oggi tantissime anime che condividono con me il loro spirito del viaggiatore solista ed eterno e la loro insoddisfazione in ciò che vivono nel posto in cui sono, il loro finto coraggio che portavo dentro anche io e la loro paura di radicarsi nella vita e scoprire il loro vero valore. Tuttavia, li comprendo e quello che cerco di fare è di spiegare loro quanta forza vi è nel non essere da soli, avere una direzione comune con gli altri.

Non sempre riesco ad aiutare qualcuno perché forse ognuno deve prendere coscienza quando è il momento, soprattutto quando si tratta di paure radicate dentro di noi ma attraverso la mia guarigione so che guarisco in qualche modo il mondo.

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Sophia Molitor

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