Storia

Castagnaro, 1387: Padova sconfigge Verona grazie all’arco lungo inglese

Il condottiero inglese Giovanni Acuto artefice della schiacciante vittoria padovana

In diversi articoli dedicati alle battaglie rinascimentali in Italia, abbiamo visto come spesse volte le rivalità tra gli stati italiani siano stati sfruttati dalle potenze straniere per insinuarsi nella vita politica della penisola e, via via, assumerne sempre di più il controllo soprattutto tra la fine del ‘400 e l’inizio del’500.

Nell’epoca precedente però, le guerre combattute in Italia avevano avuto per protagonisti i soli stati italiani, spesso in lotta per il controllo di territori e per affermare il dominio di alcune signorie su altre. Vedremo ora un esempio nella battaglia che si svolse l’11 marzo del 1387 nella località di Castagnaro, a circa 50 chilometri da Verona.

CastagnaroQuesta battaglia fu il decisivo evento bellico della lotta che vedeva contrapposti i Della Scala, signori di Verona, e i da Carrara, che allora dominavano Padova. Dopo che il tentativo veronese di prendere Padova fu fiaccato dalla vittoria dei padovani nella battaglia di Brentelle (1835), furono i veronesi a subire l’iniziativa nemica, venendo attaccati a pochi chilometri da Verona stessa.

Essendo questa l’epoca delle compagnie di ventura e dei capitani che le guidavano, i due eserciti erano comandati dai rispettivi condottieri: Giovanni Ordelaffi e Ostasio da Polenta per i veronesi, e Francesco Novello da Carrara e Giovanni Acuto per i padovani. Due parole merita l’Acuto, data la particolarità del personaggio.

Questi era infatti un capitano di ventura inglese (Giovanni Acuto è infatti l’italianizzazione di John Hawkwood, al quale abbiamo dedicato un articolo nella nostra rubrica), veterano della Guerra dei Cento Anni, in cui aveva servito sotto le insegne del re d’Inghilterra Edoardo III, e successivamente venne in Italia per mettersi al servizio di vari signori degli stati italiani; ma soprattutto, e questo fu determinante per l’esito della battaglia che stiamo per narrare, portò in Italia i suoi arcieri, dotati del famigerato arco lungo inglese.

Ma i meriti dell’Acuto andarono ben oltre, essendo stato l’ideatore della tattica che determinerà la vittoria delle truppe padovane. Vediamo come.

Il condottiero inglese fu particolarmente abile nello studiare il terreno presso il quale si accingeva a dare battaglia alle truppe veronesi, una distesa acquitrinosa e solcata da canali, con poche zone praticabili; lo fu altrettanto nello sfruttarne la conformazione e le caratteristiche a proprio vantaggio.

L’Acuto infatti, dopo aver schierato le proprie forze (10.500 uomini, di cui 600 arcieri inglesi) ponendo gli archi ai lati e i cavalieri smontati da cavallo al centro, posizionandoli su un’area asciutta, permise ai veronesi (28.000 uomini) di avvicinarsi, di modo che questi dovessero necessariamente passare su un terreno fangoso che limitava la loro capacità di manovra; al momento propizio ordinò agli arcieri, schierati come abbiamo detto sui due lati della formazione padovana, di iniziare un micidiale tiro incrociato sui veronesi impantanati.

L’effetto del tiro degli archi fu devastante, e quando il capitano inglese si rese conto che le fila veronesi arano sufficientemente assottigliate dalle ingenti perdite subite, diede ordine ai suoi cavalieri appiedati di avanzare e dare il colpo di grazia, ottenendo così una schiacciante vittoria. Molti veronesi caddero durante la battaglia e molti altri morirono affogati nel vicino Adige cercando la una via di fuga; i due capitani veronesi, Ordelaffi e da Polenta furono presi prigionieri.

La sconfitta subita nella battaglia di Castagnaro determinò la fine dei Dalla Scala, che avevano dominato Verona per centoventicinque anni. Ma anche i da Carrara non trassero grande giovamento dalla vittoria conseguita; difatti il loro alleato Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, col quale avevano concordato la spartizione dei territori veronesi, non rispettò gli accordi e oltre Verona si prese anche Vicenza (che era stata promessa ai carraresi).

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Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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