La "Sophia"

Un senso d’amore di fronte a tutto: cosa significa e che ruolo ha il conflitto?

Amore, destabilizzazione ed equilibrio

Oggi voglio raccontarvi una sensazione che provo spesso nelle situazioni della mia vita e che talvolta ho trovato destabilizzante perché in contrasto con ciò che è esterno a me. Si tratta di un senso di amore di fronte alle cose.

Sentiamo spesso ultimamente che dobbiamo amare ogni cosa a prescindere ma io non ne sono convinta. Non perché credo che sia giusto non amare ma perché credo che il lavoro da fare non sia tanto quello di forzarsi all’amore bensì riuscire a comprendere che anche altre sensazioni possono servire a condurci verso l’amore.

Recentemente mi è capitato di vivere un conflitto con una persona. Le sensazioni che venivano stimolate da questo conflitto erano insicurezza, senso di colpa, sentirsi feriti e offesi e un profondo senso di delusione. Non mi sono mai piaciuti i conflitti, diversamente da alcune persone che sono capaci di gestire un conflitto ed esprimersi all’interno di esso io mi trasformo in una montagna e divento immobile. Non riesco né a parlare, né a pensare e resto spesso succube di ciò che accade all’interno di un conflitto. Come un’onda che si alza, io attendo affinché si abbassi e raggiunga la riva. Quando mi trovo in situazioni del genere decido di fermarmi e isolarmi entrando in una sorta di stato meditativo in modo da poter ascoltare ciò che si muove al mio interno.

Questo è ciò che ho fatto anche in seguito all’ultimo conflitto.
Nel mio isolamento ho vissuto questo: ripensavo alle parole che ho sentito, alla dinamica del conflitto ed ero grata. Provavo un grande sollievo seppur immersa in una profonda ferita. Mi sentivo come se finalmente quella ferita potesse respirare e prendere voce e forma. Il problema è che non sapevo come dare voce a questa ferita.

Siamo abituati a riflettere sull’altro quando qualcuno ci offende. Ci chiediamo spesso il perché della sua reazione e infondo non capendo il motivo della sua reazione finiamo per prendercela con l’altro fino a provare anche sensazioni come odio.

Sono convinta che la maggior parte dei conflitti avvenga tra bambini e non tra persone adulte.

Cosa significa questo?

Non sono ancora tantissimi anni o cicli di incarnazione che prendiamo in considerazione seriamente ciò che viviamo senza credere di essere qui soltanto per fluttuare per la vita e convinti che ciò che ci capita non lasci segni. È, quindi, normale che in varie situazioni, specialmente durante i conflitti, esprimiamo spesso delle ferite che ci appartengono fin da quando siamo bambini.

Pensiamo a un qualsiasi conflitto che abbiamo vissuto e chiediamoci seriamente se siamo stati noi nella nostra versione adulta a condurre la conversazione accesa o se è stato invece il bambino in noi che vuole essere ancora ascoltato, capito, visto e amato. Non nego che anche da adulti possiamo scontrarci ma, credetemi, in quel caso affrontiamo la conversazione in maniera totalmente diversa e riusciamo con la massima chiarezza ad esporre il nostro punto di vista senza necessariamente voler ferire l’altro (per ottenere la sua attenzione) ma con l’obiettivo di essere utile a sé stessi e l’altro nella propria crescita. Diciamo che il conflitto tra adulti più che una conversazione volta a ferire è una conversazione volta all’evoluzione.

Tornando al mio conflitto, spesso sento questo senso di amore verso l’altro o verso una situazione e questa cosa mi ha sempre impedito di reagire. Anzi, trovarsi all’interno di un conflitto e guardando l’altro provando un senso di amore è destabilizzante. Qualcuno potrebbe dire: “ottimo è proprio lì che dobbiamo arrivare tutti, amare tutto e tutti sempre in qualsiasi momento e vivere nella più totale armonia”.

Sono soprattutto alcune correnti spirituali che ci insegnano questo senso di amore anche nei momenti di conflitto, dicendoci che non è giusto odiare qualcuno o rispondere con un’offesa a qualcuno che ci ha offeso. Da lì arriviamo a correnti così estreme come “Ho-oponopono” che si ripetono tutto il giorno mantra come “Io amo”, “Grazie ti amo”, “Amo tutto e tutti sempre”, “Io sono amore” ecc. Vale a dire quindi che il mondo magari va a rotoli ma, secondo questa corrente spirituale va benissimo così in quanto ogni cosa è amore e comunque anche chi fa del male va amato e trattato con amore.

So che questa riflessione suona sarcastica e so anche che all’origine di queste correnti c’è la verità, ma quello che voglio sottolineare è che questa verità è stata travisata perché a noi esseri umani fa comodo restare fermi e affidare ogni cosa all’universo e a qualcosa di più grande. Non ci rendiamo conto però che questo qualcosa di più grande, questa grande forza pura e amorevole non basta invocarla attraverso dei mantra e non per questo si risolvono problematiche del nostro mondo e tra noi persone.

Per tanto tempo credevo che fosse corretto far prevalere il mio amore (che è insito nella mia anima) sulle ferite della persona che sono. Mi convincevo che non era possibile ferirmi, che fosse poco maturo e non-evolutivo essere feriti. È vero, provare amore di fronte alle cose ti rende libero dal conflitto ma ciò non toglie che le ferite e che la tua persona faranno comunque sempre di tutto per essere ascoltati. Oggi quindi te la cavi durante un conflitto e domani sarai punto e a capo.
Cerco di essere ancora più esplicita: alla nostra anima poco importa che siamo feriti o meno, non importa quanto dolore abbiamo attraversato lei sarà sempre ciò che è.
Perché allora è importante risolvere i traumi e guarire le ferite e perché talvolta si hanno dei veri e propri incidenti di anima che portano alla malattia?

È vero, quando viviamo una situazione la nostra anima non resta traumatizzata ma essendo lei in accompagnamento alla nostra persona, corpo e spirito, se una di quelle tre parti soffre lei non potrà esprimere il suo pieno potenziale. Vale a dire che la nostra anima non soffre perché qualcuno ci ha maltrattato o ferito ma perché attraverso il trauma che sviluppiamo su altri piani (corpo, personalità, spirito) a lei viene impedito di guidarci nella direzione giusta e di esprimere la sua potenza e il suo vero potenziale.

Se facciamo costantemente prevalere la nostra anima al di sopra della persona che siamo rischiamo che in un primo istante vada tutto bene ma a lungo andare non risolviamo mai veramente nulla, continuiamo a soffrire e la nostra anima rallenta sempre di più la sua espressione fino a ritirarsi in un luogo nell’attesa di vederci guariti.

Il principio originario della corrente spirituale che ho citato prima “Ho-oponopono” non è quello di far prevalere l’anima sopra le cose, sempre in ogni istante, bensì di guarire le ferite e avvolgere poi le nostre esperienze in amore.

L’amore è un percorso non un concetto che applichiamo come scusa per non fare il tuffo nelle nostre tenebre che è l’unica cosa che veramente ci farebbe progredire come esseri umani.

Non dobbiamo immaginare quel qualcosa di più grande come se fosse sempre pronto a giudicarci quando diamo voce alle nostre ferite o al nostro ego e non alla nostra anima.

Restare in silenzio durante un conflitto non risolve nulla perché un conto è allagare la propria vita di amore senza generare confitti ma se ormai ci troviamo all’interno di un conflitto significa che qualcosa in noi lo ha generato e che quindi qualcosa in noi vuole esprimersi, vuole essere sentito, vuole prendere forma e guarire.

Il conflitto per l’umanità non è qualcosa che deve essere evitato perché in questa dimensione è il nostro modo di guarire, progredire e tendere verso l’amore. Questa dimensione non è solo amore, noi non siamo solo amore. Noi siamo anche scontro, esplosione e aggressività non solo perché siamo umani ma anche perché per come è organizzato il sistema vita sulla terra e il modo in cui facciamo esperienza richiede frequenze differenti per permettere i salti evolutivi.

Non è possibile un’assoluta linea guida per la nostra vita; talvolta dobbiamo imparare ad amare anche ciò che ci ferisce, altre volte ci è chiesto di dare voce a parti in noi che hanno bisogno di arrivare in superficie.

Se ci fermiamo però a riflettere, entrambe le attitudini conducono all’amore: da una parte amiamo ciò che ci stimola a vedere le nostre ferite e dall’altra amiamo noi stessi a tal punto da voler dare voce a ciò che ci ferisce per infine guarire.

Alla fine, quindi è vero che tutto è amore ma solo se diamo voce ai nostri conflitti e se l’odio e la sofferenza nel mondo esistono per guarire l’umanità e per permettere alla nostra anima di esprimere il suo pieno potenziale.

Lotta, soffri, ribellati per guarire, sorridere e amare. Fallo per te stesso e per tutta l’umanità.

Sophia Molitor

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