Storia

Morire per la libertà: a Valmy i cittadini francesi salvano la Rivoluzione

Con le armi del coraggio e degli ideali, un esercito di popolo batte le armate dei re

In guerra, si sa, contano l’armamento, le munizioni, l’addestramento e la qualità dei comandanti; ma un altro fattore determinante l’esito delle battaglie è senza dubbio la motivazione, che spinge gli uomini a vincere il naturale istinto alla sopravvivenza e a rischiare la propria vita per prevalere sul nemico, anche quando questo è teoricamente più forte: ne sono esempio gli Ateniesi a Maratona, o i Mille di Garibaldi. Parleremo ora di una delle più importanti battaglie della storia, quella che ha visto i francesi battersi per difendere le conquiste della Rivoluzione contro le nazioni Vecchio Regime, che tentavano di restaurare la monarchia assoluta in Francia.

Siamo nel 1792, la Rivoluzione è ormai iniziata da tre anni e le potenze europee, guidate da sovrani dispotici ed assolutisti, hanno deciso di marciare su Parigi per ridurre all’obbedienza la Francia che aveva osato mettere in discussione l’autorità del re, e i cui ideali rischiavano pericolosamente di contagiare gli altri paesi del vecchio continente. Le autorità rivoluzionarie fecero appello a tutto il paese perché quanti più uomini possibile accorressero per difendere la Nazione, ma l’esercito francese era piuttosto malconcio, privo di ufficiali esperti (la maggior parte dei quali erano nobili che avevano lasciato la Francia per combattere tra le fila degli eserciti di invasione), e composto da soldati senza esperienza, con un addestramento sommario ed insufficiente; e difatti nella prima parte della guerra l’esercito rivoluzionario riuscì solo a collezionare disastrose sconfitte.

Fu così che i sovrani alleati riunirono sul Reno un grande esercito, perfettamente armato, addestrato ed equipaggiato, al comando del duca di Brunswick: 40.000 prussiani e 15.000 fuoriusciti francesi, presero ad avanzare col progetto di marciare su Parigi e assestare così un colpo mortale alla Francia rivoluzionaria. A sbarrare loro la strada vie erano le deboli e scarsamente presidiate fortezze di Sedan, Verdan e Longwy, che furono prese una dopo l’altra tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. A tentare di fermare questo potente esercito d’invasione vi erano ora solamente i 43.000 uomini del generale Dumouriez.

I francesi si prepararono a dare battaglia schierandosi sulla collina di Valmy, attendendo l’attacco dei  prussiani, che si presentavano sul campo senza essere riusciti a radunare sul luogo dello scontro tutte le forze di cui disponevano, ma sicuri di poter comunque battere facilmente l’armata rivoluzionaria; era il 20 settembre del 1792.

Dopo che il bombardamento preliminare non era riuscito a scuotere i francesi, Brunswick, sicuro di aver facilmente ragione di quella massa di soldati inesperti ed improvvisati, lanciò all’attacco le sue fanterie; ma l’artiglieria francese martellò pesantemente le colonne prussiane avanzanti, che furono costrette ad indietreggiare dopo un assalto alla baionetta, condotto con tale impeto dai francesi che Brunswick ordinò la ritirata, lasciando il campo alle forze di Domouriez.

La vittoria conseguita ebbe un impatto emotivo enorme sul morale del popolo francese: un esercito male armato, male equipaggiato, e di scarsa esperienza, aveva trionfato su un nemico temuto e potente. Le forze rivoluzionarie francesi avevano dimostrato che la Francia poteva difendersi senza il bisogno dei comandanti del vecchio esercito reale; a trionfare erano stati il coraggio, lo spirito di sacrificio e la determinazione di soldati partiti volontari per salvare le conquiste di quella rivoluzione che aveva abbattuto i vecchi privilegi, le ingiustizie sociali e che aveva affermato che tutti gli uomini nascono liberi ed uguali nei diritti.

La lotta della Francia contro le altre potenze europee sarebbe durata ancora a lungo, e se si include anche il periodo napoleonico, vi sarebbero stati altri vent’anni di guerre; e alla fine i francesi, con al caduta di Napoleone, ne uscirono sconfitti. Ma le “parrucche” del Vecchio Regime, che durante il Congresso di Vienna (1815) credevano di restaurare l’Europa di prima della Rivoluzione, cancellando tutto con un colpo di spugna, si sbagliavano di grosso. I popoli d’Europa avevano ormai assaporato il gusto della libertà e avevano imparato il significato di parole come uguaglianza e giustizia; il seme gettato con la presa della Bastiglia aveva ormai germogliato e dati i suoi frutti; e se così fu, il merito va ai valorosi cittadini che seppero battersi e morire sul campo di battaglia di Valmy.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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