La "Sophia"

La storia sul tram che parla di tutti noi

Vivere anche ciò che non vogliamo essere per comprendere il sapore profondo della vita e della nostra umanità.

Oggi voglio raccontarvi la storia che ho ascoltato sul tram qualche giorno fa perché credo che possa essere utile a tutti noi per prestare più attenzione alla profondità della vita e alla sua spinta continua per renderci più consapevoli l’uno con l’altro.

Ero seduta sul tram quando ad un certo punto è salita una donna con un cane. Accanto a me c’era un posto libero e lei si è seduta in quel posto. Quando si sale sul tram con un cane e magari con in mano anche una busta c’è sempre quell’istante in cui togli l’attenzione dal cane per cercare di sederti. In quel preciso istante il cane, mosso dalla curiosità tipica del cane, ha annusato le gambe di un’altra signora seduta di fronte a lei insieme a una bambina.

Ecco che comincia un dialogo fra le due parti:

La signora con la bambina comincia dicendo: “La museruola magari sarebbe il caso di metterla”.

La signora con il cane risponde: “Per legge sono tenuta a tenerla in borsa e a metterla solo se il cane è aggressivo. Lui è bravissimo”.

La signora con la bambina: “Si ma se sale su un tram deve mettere la museruola”, “Come si permette?”.

La signora con il cane: “Gliela metterei a lei la museruola che fa molti più danni del mio cane”. “Ripeto che solo quando il cane è aggressivo va messa”.

La signora con la bambina: “Ma guarda un po’ cosa mi devo sentir dire e allora si metta la mascherina soltanto in caso si ammali non ho capito io. Si chiama prevenzione signora, prevenzione.”

La signora con il cane applaudisce ridendo.

Al che un terzo signore si intromette: “Signora, guardi qua c’è scritto che deve mettere la museruola al cane”.

Nel mentre il cane era sdraiato a terra con il muso appoggiato a terra.

La Signora con il cane: “Allora adesso gli faccio vedere io dove invece trovo scritto che va tenuta in borsa e messa solo se il cane è aggressivo”.

La signora con la bambina borbotta nel mentre qualcosa ancora sul fatto di mettere la museruola al cane perché è venuto ad annusarla.

La signora con il cane: “Ho perfettamente capito signora il suo problema, il cane è venuto ad annusare e lei si è spaventata per la bambina”.

La bambina nel mentre era girata dall’altra parte a mangiare un cioccolatino, indifferente nei confronti della discussione della madre.

La signora con la bambina: “Si, come lei ha diritto di proteggere il suo cane io ho il diritto di proteggere la mia bambina”.

La bambina ancora indifferente a mangiare il cioccolatino.

La situazione sembrava essersi calmata.

Dopo qualche minuto, la bambina nota il cane e allunga la mano verso il cane chiedendo: “Posso accarezzarlo?”

La signora con il cane: “Certo, accarezzalo pure”.

La bambina: “Io amo i cani”.

La signora con il cane: “Certo che ami i cani”.

La madre con una faccia leggermente imbarazzata sta in silenzio e cerca di accompagnare la bambina nel suo gesto dicendo ogni tanto “piano fai piano”.

Tutti e tre erano volti verso il cane ad accarezzarlo ed ecco che era arrivata la fermata per la signora del cane. I tre si salutano. La situazione sembrava essersi conclusa in armonia in quel momento.

Erano tante le sensazioni che mi passavano dentro in quel momento. Ho pensato che a volte per non dire quale è il nostro problema tendiamo a diventare scortesi, aggressivi nella speranza che l’altro capisca la nostra esigenza.

Ho pensato anche però che a volte viviamo una situazione più di quella che è realmente perché in questo modo ci sentiamo di fare la cosa giusta anche se magari non sarebbe necessario. Creiamo, quindi, una situazione per poterci affermare nel nostro ruolo o compito.
Ad esempio, “non sono una buona madre se non invento un pericolo inesistente per proteggere la mia bambina” potrebbe essere stato il processo dentro la madre. Forse ogni tanto si sente insicura nel suo ruolo da madre e aveva bisogno di una conferma esterna in modo che tutti dicessero: “stava solo proteggendo sua figlia, è una brava mamma”.

Ma la cosa che più mi ha fatto riflettere è stata che quando siamo immersi in questo processo in cui cerchiamo di affermarci e andiamo avanti senza riuscire a fermarci abbiamo bisogno di un terzo elemento “neutro” che calmi le nostre sensazioni.

Ne la madre, ne la signora con il cane erano riusciti a comprendersi l’uno con l’altro, a guardarsi e dire ok non è successo niente, entrambi abbiamo i nostri motivi per sentirci così.

Solo quando è subentrato il gesto della bambina entrambi sono usciti dalla loro dimensione dello scontro l’uno con l’altro potendo così vedere che effettivamente non vi era nessun pericolo.

È evidente a tutti che il pericolo era inesistente, il cane era sdraiato a terra a farsi gli affari propri; eppure, la discussione era così reale e giustificata allo stesso tempo. La legge della museruola, il signore che entra in difesa per la mamma, la signora con il cane che si difende. Tutto sembrava avere un senso nonostante alla base non vi era nulla di tutto ciò. La mamma avrebbe potuto notare che il cane l’ha appena sfiorata con una leggera musata e continuare il viaggio ma quella musata è bastata per scatenare in lei un bisogno di sentirsi una buona madre.

Quante volte ci comportiamo come questa madre e in quali frangenti?

Conosciamo tutti quei momenti in cui sale in noi quella sensazione insopportabile del dubbio in noi stessi e ci chiediamo “sono abbastanza?” Quella paura di fallire, quando sale anziché guardarla dritta in faccia, dandole uno spazio per esistere dentro di noi, agiamo facendo di tutto per non sentirla creando situazioni vicine tal volta al surreale.

Possiamo anche osservare la situazione attuale nel mondo per comprendere che creiamo continuamente scenari assurdi e surreali per non sentire i nostri limiti. Si ha una tale paura dei limiti del proprio corpo e della probabilità che possa ammalarsi che anziché sfruttare la paura per chiedersi “Di cosa ha bisogno il mio corpo per stare bene?”, “Come si fa ad avere un corpo sano?” creiamo scenari vicini al surreale convinti che così facendo possiamo controllare il nostro corpo e renderlo più forte.

Siamo vulnerabili. Lo siamo emotivamente, fisicamente e psicologicamente. Lo dobbiamo accettare. Se non accettiamo la nostra vulnerabilità non potremmo mai far penetrare lo spirito e l’anima nella nostra vita. Se agiamo spiritualmente e animicamente senza accettare i nostri limiti e la nostra imperfezione umana finiamo per creare una spiritualità volta a coprire le imperfezioni umane, volta a creare dei Super-Esseri che si sentono potenti e forti e che nulla possa scalfirli. Non è così.

Nella vita di tutti i giorni siamo imperfetti, non facciamo sempre tutto giusto ma è la ricerca costante verso la perfezione che ci spinge a vivere sempre più lontani dalla realtà.

È la nostra paura di non fare abbastanza bene ciò che facciamo che ci spinge a creare conflitti come quello sul tram.

Facciamo entrare dentro di noi il vissuto di quella scena del tram perché ci permette di guardare laddove la spiritualità spesso cerca di distogliere lo sguardo, giudicando.

Voglio dire, meditiamo, studiamo, ci impegniamo per crescere spiritualmente e poi usciamo e discutiamo con una persona sul tram e quando scendiamo l’unica cosa che ci resta dire è: “avevo ragione sicuramente”. Avevo ragione perché? Perché sicuramente sono una buona persona e non posso essermi ridotta a un tale livello.

Anziché riflettere e guardare in faccia l’imperfezione del momento ci perdiamo in un ego che non serve a nulla se non a creare sempre più conflitti intorno a noi e a vivere scenari sempre più assurdi e surreali.

Lasciamo per un momento cadere di dosso il bisogno di sembrare intelligenti, evoluti, perfetti e cerchiamo di percepire, in momenti come quelli sul tram, quale è l’aspetto di noi che non vogliamo vedere a tutti i costi, che cerchiamo di coprire con diplomi, percorsi spirituali e maschere.

Forse è la nostra parte più istintiva, animale, quella che agisce senza riflettere.

Crediamo veramente che sia un male? O continuando ad avere paura di questo aspetto non vediamo veramente il potenziale di quell’aspetto?

I conflitti si possono risolvere ma solo se accettiamo completamente ciò che siamo.

Solo se accettiamo che abbiamo dentro anche un’energia conflittuale che vuole prendere parte della nostra vita esattamente come lo vuole essere l’energia dell’armonia che portiamo dentro.

Quella storia sul tram siamo forse tutti noi, in frangenti diversi, in tematiche diverse, con elementi diversi ma tutti siamo Esseri umani.

Sophia Molitor

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