Storia

Isandlwana, gennaio 1879: l’esercito inglese sconfitto dai guerrieri zulu

Un’umiliante batosta per le truppe di sua maestà britannica

Quello britannico è stato uno dei più vasti imperi della storia, arrivando nel periodo di massima estensione, ai tempi della Regina Vittoria (1819-1901), a comprendere ben un quarto della superficie del pianeta. Questo però non significa che nella storia del colonialismo britannico e delle vicende militari che lo caratterizzarono, le cose per gli inglesi siano sempre andate lisce. Vedremo ora infatti la storia della battaglia di Isandlwana, una colossale sconfitta subita dai britannici nel 1879 ad opera del popolo africano degli zulu.

Lo Zululand era una regione di quella che oggi è la Repubblica Sudafricana, un’area in cui si insediarono popolazioni originarie dell’altopiano dell’Africa equatoriale orientale, che diedero vita al Regno Zulu. Questo regno era costituito da numerose tribù ciascuna aventi un capo, che erano però riunite sotto un unico re il quale aveva il potere, in caso di guerra, di chiamare a raccolta l’esercito per il quale ogni tribù contribuiva con un certo numero di guerrieri.

Per quanto riguarda la presenza degli occidentali in quell’area, essa ebbe inizio nel XVII secolo, quando dei coloni olandesi (gli antenati di quelli che sarebbero poi diventati i boeri), si insediarono nella zona del Capo al fine di realizzare una base portuale per il rifornimento delle navi in rotta verso l’India. Inizialmente il rapporto dei coloni olandesi con le popolazioni locali era sostanzialmente pacifico, ma l’arrivo di altri coloni, con la conseguente ricerca di terre per agricoltura e pascolo verso l’interno della regione, cominciò a creare i primi attriti con gli zulu. In un secondo tempo cominciarono a giungere gli inglesi, che inglobarono i boeri all’interno di quella che diverrà la colonia inglese del Sud Africa; e prendendosi il territorio dei boeri, i britannici ereditarono anche i difficili rapporti con gli zulu, soprattutto quando si accorsero che la regione era ricca di miniere di diamanti. E fu così che nel gennaio del 1879, prendendo a pretesto un presunto sconfinamento degli zulu entro i confini della colonia inglese, i britannici entrarono armati di tutto punto all’interno del Regno Zulu, al comando del generale Lord Chelmsford. Naturalmente gli zulu non stettero a guardare, e il loro re Cetshwayo fece radunare l’esercito.

Chelmsford, convinto che la superiorità di armamento del suo esercito gli garantisse una facile e rapida vittoria, decise di cercare da subito lo scontro risolutivo in campo aperto: i guerrieri zulu, pensava il generale inglese, non avrebbero mai potuto reggere il confronto con il fuoco dei fucili della sua fanteria. Ma il comandante britannico commise un grossolano errore di sottovalutazione del nemico, considerando quella di re Cetshwayo alla stregua di un un’orda di selvaggi, mentre aveva davanti l’esercito di una vera entità nazionale, fatta di un elevato numero di guerrieri che non temevano la morte e le pallottole inglesi.

La presunzione e la superficialità di Chelmsford lo portarono a compiere il passo falso quando, il 22 gennaio del 1879, decise di andare a caccia del nemico per spingerlo a battersi in una battaglia campale, lasciando a presidio del suo campo un solo battaglione di fanteria e un reparto di nativi (1.800 uomini in tutto), più una sezione di artiglieria (2 pezzi). La località si chiamava Isandlwana (nella lingua locale “terra dell’erba secca”), un nome che di li a poco avrebbe fatto il giro dell’Impero Britannico e del mondo intero.

Poco dopo la partenza del contingente di Chelmsford, il grosso delle forze di re Cetshwayo assalirono il campo inglese con una fiumana di 20.000 uomini. Il tiro rapido delle scariche di fucileria che partivano dalle linee britanniche faceva certo strage tra le fila dei guerrieri lanciati all’assalto, ma il gran numero di questi rendeva inutili gli sforzi inglesi, e nonostante gli zulu cadessero a centinaia, ve ne erano sempre continue ondate che si lanciavano in avanti; e quando giunsero a contatto con le linee inglesi non ci fu storia: i britannici furono sopraffatti dalla sproporzione numerica e i pochi superstiti cercarono scampo oltre il Buffalo River, ma la piena del fiume impediva il guado. Va poi ricordato che fare prigionieri non era nelle usanze zulu.

Alla fine della battaglia solo 55 soldati inglesi e circa 200 nativi riuscirono a mettersi in salvo; le perdite zulu furono, tra morti e feriti, di circa 3.000 uomini.

La sconfitta inglese ebbe una grande risonanza in tutto l’Impero Britannico così come in tutta Europa, dato che nessuno avrebbe mai pensato che un esercito occidentale, armato con moderne armi da fuoco, potesse essere sconfitto da dei guerrieri armati di lancia e scudo di pelle; ma quel giorno ad Isandlwana la presunzione di imbattibilità degli europei fu smentita. E a ben vedere, a determinare la sconfitta fu, ancora prima che l’inferiorità numerica, l’atteggiamento di presuntuosa superiorità del comandante inglese. Allontanandosi dal proprio campo per andare a caccia del nemico, Chelmsford non prese alcuna precauzione, non facendo trincerare il campo, non ordinando la costruzione di fortificazioni che potessero garantirne la difesa, e non prendendo neanche in considerazione che le scarse truppe che lasciò di presidio potessero essere attaccate in forze da un nemico che aveva sottovalutato fin dall’inizio.

Dopo la giornata di Isandlwana la guerra anglo-zulu continuò, e già il giorno successivo i guerrieri reduci dalla vittoriosa battaglia attaccarono la posizione inglese di Rorke’s Drift, che però questa volta era stata opportunamente munita di difese e potentemente fortificata. E difatti l’elementare tattica zulu di lanciarsi a massa contro la posizione nemica, questa volta non funzionò: contro posizioni ben fortificate, la superiorità numerica non poteva nulla difronte alle micidiali scariche della fucileria, ragione per cui i guerrieri zulu furono respinti con pesanti perdite. Nei mesi successivi poi, Chelmsford riuscì ad infliggere all’esercito di re Cetshwayo numerose sconfitte fino alla decisiva battaglia di Ulundi (4 luglio 1879), capitale del Regno Zulu, che vide gli inglesi definitivamente vincitori. Nell’ultima battaglia di quella guerra, l’esercito zulu fu sconfitto una volta per tutte e re Cetshwayo venne catturato ed imprigionato.

Il territorio zulu venne diviso in tredici provincie sotto altrettanti capi zulu controllati dagli inglesi; successivamente tali province vennero sciolte e tutto il territorio divenne parte integrante dell’Impero Britannico. Cetswayo morì nel 1884, ultimo re di quella che era stata la grande nazione del fiero popolo di guerrieri che ad Isandlwana erano riusciti ad infliggere un duro colpo all’orgoglio inglese.

Marco Ammendola

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Marco Amendola

Anche se faccio tutt'altro lavoro, sono da sempre appassionato di storia, un romanzo talmente avvincente che non necessita di un finale a sorpresa

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