Cultura e Spettacolo

Dora Giannetti giornalista, fotografa, specialista in moda, talento artistico a 360 gradi

Dora Giannetti fotografa, giornalista, addentro alla moda, talento artistico a 360 gradi sta continuando il suo percorso eccellente di vita, facendo numerosi eventi, scrivendo racconti e articoli, istituendo momenti di socializzazione e solidarietà. L’artista crea anche vestiti, gioielli e altro.  Giusto fare una chiacchierata con lei per sapere dalla sua voce cosa di bello fa.

Chi ti ha dato l’input per iniziare questo tuo percorso artistico e di vita?

“Il tutto è nato dentro di me sin da piccola, la scrittura, il disegno, la pittura e l’espressione artistica mi hanno sempre interessato. Ero sempre a disegnare, imparando a scrivere molto presto, iniziando a fare questo a tre anni di nascosto da mia madre che era un insegnante ma non gradiva che imparassi questa cosa prima dell’età canonica. Scrivere e illustrare con disegni le storia che raccontavo, e stato per me un’esigenza profonda. Naturale per me era anche il mischiarle”.

Quali studi, corsi e stage hai fatto?

“Con dispiacere dico che non mi è stato possibile frequentare il liceo artistico, nella mia famiglia di vecchio stampo non si usava lasciar decidere ai figli. Il disegno ho iniziato a studiarlo dopo e dal vero, frequentando per anni l’Accademia di Venezia alla scuola di nudo facendo poi svariati corsi con affermati pittori. Poi è arrivato in me il fare quadri con l’acquarello, opere che faccio anche adesso, grazie all’incontro con Pedro Cano grande pittore. Il giornalismo invece è nato in me senza che io lo volessi, in quel periodo ero impegnata con varie esposizioni di pittura e lavoro come fotografa per Grazia Neri, direttore di un magazine di moda che mi ha convinto a fare la mia prima intervista e qui ho scoperto un mondo nuovo. Ho iniziato a scrivere su riviste di moda, ho collaborato dopo un po’ anche con Il Giornale di Indro Montanelli, dove mi occupavo di Costume, il tutto mi ha dato visibilità e sono arrivate collaborazioni con altre principali rivinte, e infine, ci sono stati per me gli anni più divertenti, a Novella 2000, dove scrivevo di gossip e musica”.

Hai scritto anche dei libri, come sono nati questi progetti e cosa hanno significato per te?

“Il primo mio libro estato “Milano ride e canta” e anche qui fatto in modo abbastanza casuale, in quanto non mi ero accorta della sua importanza, era ed è diventata   una guida valida per tutto l’Onno in cui una mia idea, è stata ripresa anche  dai  giornali, nel  libro  si diceva  cosa  trovare aperto alla  domenica per un anno.  A quei tempi era difficile girare tra negozi, librerie e concept store, gite particolari fuori porta, e qui ne trovai una bella da fare con il calesse. Adesso è una cosa normale, ai tempi non lo era, penso di avere dato pure io il mio contributo epocale”.

Quali sono le cose più belle che hai fatto e i ricordi più belli che ti sono rimasti?

“I ricordi più belli sono legati ai primi anni di lavoro come designer di moda, un lavoro indipendente, molto creativo dove finalmente potevo esprimermi con grande libertà. Insieme alla ricerca di pezzi vintage, iniziai quella di capi antichi provenienti dall’Asia centrale e dal sud della Cina e, successivamente, a produrre una capsule collection di capi unici realizzata con un mix di tessuti tribali, ricami provenienti dall’Afghanistan, decori delle minoranze etniche del Triangolo d’Oro. Le mie ricerche hanno ispirato le collezioni dei più importanti stilisti italiani ed è stato un grande piacere vedere sulle loro passerelle pezzi creati anche grazie alle mie intuizioni. Milano da questo punto di vista è una città straordinaria, in nessun’altra città italiana avrei potuto fare tutti questi mestieri, la fotografa, la giornalista, la stilista”.

Come vanno le cose adesso dopo questo periodo di Covid e altro?

“Per la moda, il settore dell’abbigliamento, non è un bel periodo. L’emergenza COVID ha ovviamente rallentato molto i consumi e bloccato tutte le fiere di settore. Ora il lavoro sta ripartendo ma non si sa ancora a quali cambiamenti si andrà incontro. Di certo occorrerà spostare la maggior parte del lavoro online. E intanto sono tornata ai miei antichi amori, la pittura, alla quale vorrei dedicare molto più tempo, e la scrittura. L’incontro con il cantautore Italo francese Vincent Tondo ha fatto sì che la mia scrittura prendesse una forma ancora diversa per cimentarsi con la sua musica, sono nate così canzoni che presto vedranno la luce in un album dedicato.

Alla fine dedico un saluto speciale a chi ama il mio lavoro e invito tutti a seguire le pagine social Elizabeth the First Tribal Couture, su Facebook elizabethefirstribalfashion su Instagram.

 

Guido Baroni

 

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Redazione La Voce

Quotidiano d'informazione e cultura nazionale ed internazionale, fondato nel 2014

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