La visione degli Antichi sull’aldilà

Realizzare un’opera per attraversare il fiume di Caronte

Possiamo constatare che i Misteri erano onnipresenti nell’Egitto antico, che rappresentava la culla di una civiltà interamente fondata sul mondo divino.

Cosa resta di questa grande civiltà dei Faraoni? Unicamente dei templi. Non rimane nulla delle costruzioni profane perché i Faraoni hanno investito ogni cosa per onorare i Misteri, il nascosto. L’Egitto intero era un mistero e lo rimane a tutt’oggi.

Dopo di loro, è susseguita un’altra grande civiltà, la civiltà della Grecia antica, la quale  ha irradiato la sua luce su tutta l’Europa; anch’essa celebrava i Misteri: i Misteri di Eleusi, di Persefone, di Demetra, i Misteri di Ade, di Apollo, di Delfi, gli oracoli…

In Grecia, esisteva una vera educazione dei Misteri e si conducevano gli uomini verso questa vera educazione, non semplicemente per vivere nell’aspetto mortale ma per vivere anche nei mondi superiori.

Nel mito di Persefone, per esempio, quest’ultima rappresenta l’anima umana, mentre Ade, il dio degli inferi rappresenta il dio dell’abbondanza, della ricchezza, perché l’inferno – che viene rappresentato sotto terra – è la decomposizione, quindi ciò che fa crescere tutto e porta la ricchezza dei raccolti, la prosperità.

Non saresti potuto andare all’inferno se non fossi stato un immortale perché altrimenti saresti stato distrutto, riciclato. Tuttavia, se avessi custodito in te il seme, andare all’inferno sarebbe diventato il cammino verso la Luce.

A proposito di questo gli antichi Greci affermavano: « Noi viviamo sulla terra perché c’è Ade. Non apparteniamo ad Apollo, il Dio del Cielo, il Sole, noi apparteniamo ad Ade. Noi nasciamo dalla terra e ritorniamo alla terra ».

In quest’epoca, tutti gli uomini credevano che quando fossero arrivati alla fine della propria vita, sarebbero entrati nei Misteri della morte. I Greci dicevano che, alla morte, bisognava presentarsi davanti al fiume dell’aldilà e lo si doveva attraversare.

Vi era là una barca, che simboleggiava la Scuola dei Misteri, il cui conduttore si chiamava Caronte, il traghettatore. Non era possibile entrare nella sua barca se non tramite un pagamento, un obolo; se non lo avessi avuto, non saresti potuto passare.

Soltanto due esseri sulla terra poterono salire sulla sua barca senza pagare: Ercole perché usò la forza – ma Ade lo punì per aver infranto la legge – e Orfeo, perché usò il fascino della sua musica. Orfeo entrò all’inferno per andare a cercare la sua amata che era morta. Si presentò davanti ad Ade e Persefone e suonando l’arpa sedusse Ade.

Ade allora gli disse: “Prendi Euridice e riportala nel mondo dei vivi. Ma dovrai andare fino alla luce del giorno senza guardarla, e quando sarai arrivato là, lei tornerà in vita ». Questo mito ci parla dei Misteri dell’Iniziazione e dell’intera vita degli uomini.

Orfeo si girò prima di arrivare alla luce del giorno, ed Euridice scomparve per l’eternità, anche se comunque è da sottolineare che Orfeo riuscì a entrare all’Inferno.

Che cosa significa che dobbiamo pagare un obolo a Caronte? L’obolo è l’opera. Se hai fatto un’opera per la Luce, per il bene di tutti, potrai andare all’inferno, verso la liberazione. Se non hai fatto opere, dovrai restare sulla riva di un solo mondo. Questo è il vero inferno; non è quello che viene descritto dai Cristiani, è proprio questo, il mondo in cui viviamo, chiusi in uno stesso mondo e prigionieri del nostro corpo.

Le storie della mitologia greca nascondono delle grandi verità, così come numerosi simboli. Chi entra all’inferno e ne esce? Ercole, Orfeo, degli esseri che non sono realmente dei mortali, sono degli uomini, ma sono dei semi-dei, che vengono da un mondo superiore e che hanno attivato in sé questo mondo divino, che fa sì che non possano essere toccati.

Nella vita, cosa c’è di nascosto e inattaccabile? Il seme nel frutto, il granello nascosto nel cuore della mela, il quale da fastidio agli uomini che lo percepiscono come un impedimento, un problema. Ma il problema non è il granello. Al contrario, il granello è il tesoro dei tesori. Il tesoro non è né il melo né la bella mela; il tesoro è nascosto, è ciò che nessuno vede. Eppure, è lui che attraversa l’inferno.

Il melo come la mela sono destinati a essere riciclati. Il seme, invece, è destinato ad andare all’inferno, vale a dire nelle profondità e a uscire verso la piena luce del giorno come Euridice, come Persefone, che erano prigioniere di Ade.

È perché l’amava, che Ade aveva sequestrato Persefone, che era in realtà l’anima umana, condannata a restare sei mesi all’inferno per poter passare sei mesi in paradiso. Attraverso tutte queste leggende, è la storia dell’anima umana che ci viene raccontata, la storia della nostra vita.

In questo mito dell’attraversamento del fiume della morte, Caronte è il traghettatore, vale a dire il guardiano del riciclaggio. Significa che tu devi essere capace di pagare l’obolo, di mostrargli l’opera di Luce che hai realizzato, perché egli veda che puoi raggiungere l’altra riva e risvegliarti a ciò che sei.

Tratto dal libro “ Cosa accade dopo la morte” Olivier Manitara – Psiche2 Edizioni

Proposto da Barbara Frattini

Sacerdotessa e ierogrammata essena

Ambasciatrice di Pace

Discepola di Olivier Manitara e dei Maestri esseni

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