Calcio, Serie A: cosa hanno detto le prime due giornate di campionato

Uno sguardo alle big

Come da tradizione ormai consolidata, il campionato di calcio di serie A si ferma appena dopo il proprio inizio per lasciare spazio alle Nazionali; il piccolo rodaggio delle prime due giornate non può, per forza di cose, offrire un quadro definitivo delle gerarchie che andranno a delinearsi lungo la stagione, ma non vi è dubbio che qualche indizio sia rimasto sparpagliato qua e là.

Protagonista del mercato con innesti di nome e di valore, la plurititolata Juventus non può non essere considerata ancora la squadra da battere e i sei punti finora conquistati ne costituiscono una conferma. Rappresenta però qualcosa di inconsueto che i bianconeri abbiano, contro il Napoli, denunciato una imprevista perforabilità difensiva, laddove l’innesto estivo di De Ligt sembrava integrare la retroguardia in modo impeccabile. Certo, non può tacersi l’assenza di Chiellini, ma è da rilevare con sorpresa come, avanti nel punteggio per 3-0 dopo aver dominato i partenopei per oltre sessanta minuti, la Juventus si sia fatta riprendere soffrendo la spumeggiante ma momentanea reazione della squadra di Ancelotti.

Sembra poi tirare un’aria diversa rispetto agli ultimi anni in casa Inter, anch’essa finora artefice di un percorso netto; non v’è dubbio che il peso dei due successi nerazzurri debba trovare una valutazione equilibrata in rapporto agli avversari affrontati (Lecce e Cagliari), ma la restaurazione interista è andata ben oltre il campo. La nuova dirigenza ha infatti compiuto scelte più che sensate ingaggiando il miglior gestore di campo e di spogliatoio quale è Antonio Conte; fondamentale, inoltre, è stato sradicare fin da subito i potenziali portatori di zizzania, allontanando da Milano Nainggolan, Perisic e, in ultimo, Icardi. Merita poi un cenno anche la diligenza applicata in sede di mercato, con interventi mirati e funzionali, in qualche caso costosi ma corrispondenti al valore dei giocatori acquistati.

Il Napoli, che ha vinto solo all’esordio con la Fiorentina prima di pagare dazio alla sfortuna e alla Juventus, è al momento croce e delizia dei propri tifosi. L’attacco si prospetta come sempre prolifico, nutrito dagli innesti di Lozano e di Llorente. Desta invece qualche perplessità la solidità difensiva; i sette gol subiti in 180 minuti infatti non rispecchiano il valore della coppia formata da Koulibaly e Manolas, da molti ritenuti a ragion veduta il miglior duo difensivo della serie A.

Piuttosto scalcinato è stato poi l’avvio del Milan, soatanzialmente nullo a Udine e incapace di chiudere l’incontro poi vinto in casa contro il Brescia. A parziale giustificazione dei rossoneri, può affermarsi che i nuovi meccanismi proposti da Giampaolo richiedono il giusto tempo per essere oliati a dovere; inoltre, fatta eccezione per Bennacer alla seconda giornata, non si sono di fatto mai visti i nuovi acquisti che, tra infortuni e preparazione ancora insufficiente, non hanno avuto modo di apportare il proprio contributo alla causa milanista. Appare in ogni caso indiscutibile che, come ormai accade da diversi anni a questa parte, il Milan risulti ben lontano dalla miglior versione di stesso e sia almeno un passo indietro rispetto alle squadre destinate ad occupare i vertici della classifica.

Infine, è ancora indecifrabile la Roma di Fonseca, che ha ottenuto due pareggi (irritante il 3-3 casalingo contro il Genoa, ben più comprensibile il pari nel derby) e mostrato la solita attitudine offensiva, accompagnata però da inopinate amnesie difensive. Va tuttavia dato merito a Petrachi di aver allestito una rosa in cui non si contano i giovani italiani di talento, al punto da indurre Edin Dzeko a non abbandonare la Capitale; all’esperienza del bosniaco, va ad aggiungersi quella utilissima di Kolarov, nonché quella dei neoacquisti Smalling e Kalinic che, unitamente a Mkhitaryan, hanno ingioiellato la parte conclusiva del mercato giallorosso.

Gigi Bria

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