MOVIMENTO CINQUE STELLE IN RIVOLTA: DI MAIO A RISCHIO

Paragone, Fattori e Lombardi chiedono la testa del leader. A difenderlo, Buffagni e Battelli

Magari non è il leader della Lega, Matteo Salvini ad imporgli ultimatum ma la cosa certa è che dopo la sconfitta elettorale alle Europee ed alle Amministrative, la leadership di Luigi Di Maio è messa in discussione dai suoi stessi colleghi nel Movimento Cinque Stelle.

I più arrembanti nel chiedere di fatto la sua testa, sono Gianluigi Paragone, Elena Fattori e Roberta Lombardi. Tuttavia, pare che l’onda nera contro il giovane e rampante Vicepremier pentastellato, sia ben più alta.

Intervistato da ‘Fattoquotidiano.it’, il Senatore Paragone ha dichiarato: “La generosità di Luigi Di Maio di mettere insieme 3-4 incarichi, per me, in qualche modo, deve essere rivista”. Paragone ha poi aggiunto: “E’ fuor di dubbio che c’è bisogno di una discontinuità. M5s, per ripartire ha bisogno di una leadership politica non dico h24 ma non siamo lontani”.

Ancor più dura di Paragone, la Lombardi che affida il suo pensiero a Facebook: “Quando c’è una sconfitta gli errori si distribuiscono, le responsabilità si assumono, i cambiamenti si mettono in conto. La responsabilità in capo ad un solo uomo è deleteria per il MoVimento, ed è un concetto da prima repubblica. Usato e abusato da Renzi & Co. Il modello culturale di riferimento di M5S è la partecipazione. Grillo e Gian Roberto Casaleggio ci hanno insegnato a stare nel mezzo, ad ascoltare la forza dal basso delle scelte e delle idee di portavoce e attivisti”.

La ribelle pentastellata Fattori, in un’intervista rilasciata a ‘Il Corriere della Sera’, non usa perifrasi e attacca: “Il voto è stato un grande disastro di cui si deve assumere tutta la responsabilità Luigi Di Maio, visto che si è blindato con un regolamento che gli dà tutti i poteri”. “In assemblea – prosegue Fattori – chiederò le sue dimissioni dai due ministeri. Non può fare tutto e male”. La Senatrice sottolinea inoltre che se qualcuno dovesse espressamente chiedere le dimissioni di Di Maio, egli “dovrebbe rimettere il mandato in mano agli iscritti. Con una disfatta del genere non si può far finta di niente”. “Gli errori sono stati tanti, a cominciare dal fatto che si è dato troppo spazio a Salvini” ed il cambio di passo è stato “tardivo e poco convincente. La nostra aggressività è stata insensata, visto che abbiamo lasciato fare qualunque cosa a Salvini”, dice ancora Fattori prendendo le distanze da coloro i quali difendono il Capo politico del Movimento, nonostante tutto.

Ad alzare gli scudi in difesa di Di Maio, il Sottosegretario Stefano Buffagni che spiega: “A breve abbiamo un’assemblea parlamentare e ne discuteremo”. “Il gruppo parlamentare è una parte del Movimento – dice ancora Buffagni -. Il Movimento è molto più ampio e questo è importante da ricordare. Dopodiché vedremo”. Il Sottosegretario non ha mancato di ricordare che è stato Di Maio a portare il Movimento al 32% dei consensi elettorali, facendo così passare in secondo piano le sconfitte rimediate negli ultimi mesi che hanno di fatto dimezzato il consenso per i pentastellati. “Il problema non è Di Maio, ma è tutta la situazione: i cittadini hanno dato un messaggio ed è giusto dare risposta ai cittadini”, aggiunge Buffagni.

Alla linea difensiva di Buffagni si aggiunge quella del presidente della Commissione per le Politiche Europee, Sergio Battelli. “La velocità della politica e’ incredibile, ruota vorticosamente. A volte va bene, a volte, come in questo caso, va male. L’esito delle elezioni europee ci dice che 4 milioni e mezzo di persone ci hanno sostenuto in Europa mentre una parte consistente di elettorato, sfiduciato, ha preferito non esprimersi. E’ nostro dovere, a questo punto, fermarci, analizzare, comprendere gli errori e metterci in moto per rimediarli. Ciò che è certo è che l’esame di coscienza devono farlo tutti e a tutti i livelli. Nessuno, oggi, può esimersi da questo percorso o ergersi a censore perché la storia del MoVimento 5 Stelle ci insegna che si vince tutti insieme e si perde tutti insieme”, afferma Battelli aggiungendo: “Ben vengano, allora, le critiche costruttive, ma privare Luigi Di Maio del nostro sostegno significa commettere un grave errore di valutazione politica e rinnegare le nostre origini. Il segnale è chiaro: servono più dialogo e umiltà da parte di tutti”.

Antonio Marino

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